mercoledì, gennaio 21, 2009



Non sarebbe originale ripetere che non scrivo da mesi, che sto trascurando il blog. Che poi, non è nemmeno questione del blog o meno, è questione che scrivere qui è sempre stato, per me, un modo per scrivere una lettera in cui mittente e destinario erano praticamente la stessa persona. La conseguenza è dunque una taciturna sopportazione di me con me, senza scambi di parole, ormai un matrimonio a carburante inerziale, tipo non scambiarsi un bacio finita la colazione, non una carezza prima di addormentarmi. Che io stia quasi ritornando ad una posizione fetale durante il sonno non c'entra, ma che la solitudine sia un concetto più complesso di quanto sembri invece, sì, è importante.

Ad ogni modo, non dovevo fare la solita premessa ma alla fine ci sono cascato. Non scrivo da secoli, millenni, e via dicendo. Per sbloccare un digiuno non previsto, non richiesto, non gradito, c'è voluta una canzone. Che poi, se vogliamo dirla tutta, sto persino smettendo di ascoltare; no, non le persone, quelle sono quasi un diplomatico inspiegabile martirio ... intendo la musica. Facciamo un po' di sospensione e fingiamo di non essercelo detto.
Dicevo, c'è voluta una canzone per sbloccare l'ingranaggio. Non mi va di chiedermi se domani sarà di nuovo tutto rotto, penso d'aver ormai abbandonato questa filosofia; la traiettoria della mia vita ora tende più alla disillusa ricerca che al nulla cosmico degli anni passati.

Che dire, la canzone forse si adegua pure alle metereologiche esperienze di questi due mesi fortemente invernali che sono stati dicembre 2008 e gennaio 2009.
Hai mai ascoltato la neve?
No, non dico vedere, dico ascoltare. Ascoltare proprio il suono che fa. Non c'è. E questo può sembrare elementare, ma non lo è quando dopo interi minuti e controminuti passati a guardare come un bambino la finestra, la finestra nuova televisione riscoperta nel contemporaneo mondo moderno, decidi di aprirla. Insomma, nel silenzio di casa guardi piccoli piccolissimi pensieri bianchi cadere piano, uno dopo l'altro, ma sempre senza fretta, posarsi senza creare volume; dopo lunghi respiri di totale silenzio apri la finestra aspettandoti la complementarietà dei sensi, che lo spettacolo ti regali anche l'audio ... e invece ... niente, ancora silenzio. Ora, a parole non sarà di certo efficace, ma stringo questo ricordo stretto a me, come se fosse il mio giocattolo dei 25 anni, la mia scoperta, con lo stesso entusiasmo con cui da piccolo si guarda un cane, un altissimo uomo con cappello nero, la coda di una lucertola che si muove. Io mi tengo la mia neve e il suo silenzio, mi dà tanto, come questa canzone, che penso sarebbe il sottofondo perfetto di continuità tra il “prima dell'apertura della finestra” e il “dopo l'apertura della finestra”.

Credo d'essere tutt'altro che tranquillo, felicemente speranzoso, sicuro e voglioso, come mi credevo mesi fa, come scrivevo mesi fa. Ho ancora tutto lo spasmodico desiderio di fare, ma avevo troppo presto sancito la scomparsa della mia migliore compagna. Che non è la neve, e nemmeno questa canzone.

La mia vita al momento sembra, come dire, una ruota quadrata.
Tutto procede, ma procede come una ruota quadrata.


Ah giusto, la canzone?
Il video lo scopro ora, nel momento in cui incollo questo codice:

 
posted by mr`anf at 21:48 5 comments
martedì, novembre 04, 2008
Giusto per chi non lo sapesse:

http://www.emmestandsfor.com










Diciamo che lì c'è un po' tutto quel che sono e quel che faccio.
Che finalmente mi sono dedicato un po' di tempo e ho terminato il sito.

Sia chiaro: questo blog rimane il mio blog. Nulla cambia.
 
posted by mr`anf at 00:50 4 comments
mercoledì, settembre 03, 2008



Strano, non l'avrei mai detto, eppure Milano mi mancava. O meglio, mi ci voleva.
Grossi edifici bicocchiani, poco a misura d'uomo. Una grossa calma, persone diradate e lente, addirittura bambini, infanti, madri, seduti senza attese motivate.
Poi ci sono le certezze, come gli operai, gli incravattati, le code delle matricole in segreteria, i parcheggi a pagamento mezzi vuoti, i clacson e i caschi.

Mi hanno chiesto indicazioni e penso d'essere stato tutto fuorchè d'aiuto. Un po' estraniato, alineato, isolato.

Siamo a settembre.
L'estate 2008, caratterizzata da piogge torrenziali alternate ad afa, è andata piuttosto veloce, più delle passate sorelle.
Ovviamente i vari propositi si sono dispersi per strada: niente emme in versione springcleaner, niente raccolta di racconti, niente sito web personale, niente ep acustico, niente berlino, niente soddisfacente prova costume, niente adobe premiere, niente gio'fest, niente modelli computazionali, niente ricerche tesi, niente altro ancora ... ma evito per evitare depressioni varie ed eventuali.
Detta così sembra tragica, e tragica in fin dei conti non è.
Ho portato a casa, la casa che è dentro di me, soddisfazioni e serene conquiste (tutto ridimensionato in confronto alle mie stabilità).

E' che sento, sempre più inesorabile, l'arrivo di una scelta.
Ho campi elisi e aperti, sterminati raccolti e altri a maggese ... devo proprio (solo!?) decidere dove spendere sudore. Fosse facile.
Ciò mi rallenta, mi fa contare i niente invece degli uau.
Io conto i niente invece degli uau.

Tipo che ... tipo che ...
Tipo che forse non sono cambiato così tanto come credevo.




(scritto tratto dalla pelle nera di un Moleskine, nuovo compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 11:04 9 comments
domenica, agosto 10, 2008

Mi mancavano le note basse.
Quelle proprio profonde, vibranti, predestinate a preparare l'attimo in cui blocchi tutto per pensare -a cosa non è importante, farlo sì-.

Mi mancano un po' di cose forse, non solo le note basse.
E' raro che io mi lasci andare a malinconici sguardi dietro alle spalle, ormai. Sono molti di più quelli in avanti, più avanti possibili, anche alti e in faccia al sole -sarà un caso aver comprato degli appositi occhiali, dopo venticinque anni senza?-

Non so bene, come è classico, individuare il pezzo mancante.
Di bordi e di contrasti, così forse mi definirei, ma ciò non significa che io riesca a ritrovare le nere fughe delle piastrelle che compongono il pavimento che è il mio petto.
Di bordi e di contrasti perchè adoro dei forti stacchi di colore, perchè adoro gli angoli a quindici, trenta, quarantacinque, sessanta e soprattutto novanta gradi; perchè adoro le linee parallele solo quanto quelle perpendicolari.
No, non vedo la vita in bianco e nero: una cosa può esserci, non esserci e altro, varie ed eventuali. L'amore può essere univoco, biunivoco e altro, varie ed eventuali. La ragione può essere mia, tua, ma anche altrui, di tutti e di nessuno.

Dicevo che ho questo pavimento nel petto, con le fughe nere a dividere (che poi è unire) le piastrelle.
Immaginami disteso, legato come l'immenso Gulliver.
E disteso guardo, alzando a fatica la testa, il mio petto pavimento; e no, non muovo nessun altro muscolo, se non il collo rigido.
Vedo una pianura, un vassoio, una piattaforma di lancio, una scacchiera, una pista da ballo, un posto dove fare l'amore.

Mi ricorda lo spettatore non giocante, tutto questo.
Sarà che mi estraneo osservandomi, sarà che dopo più di un anno ancora non mi è passata questa impressione d'essere trasportato .. non tanto dalle mie gambe ma da quella che è la mia vita.

Pensavo fosse una questione di nuove responsabilità.
Penso sia una mancanza di punti di riferimento.
A pensarci ha un senso: come fanno ad esistere bordi e contrasti se non si avvertono le linee?

Sto sfumando.
Spero davvero di aggrapparmi.







[stavo pensando che questa foto mi riassume molto bene .. per fortuna è mia]
 
posted by mr`anf at 21:16 2 comments
venerdì, giugno 13, 2008



Fa freddo, e piove, mentre mi guardi e non mi baci.
Strabuzzi gli occhi come ti ricordavo fare, sembra che le cose non siano cambiate poi molto da quei lontani anni, da piazza vetra, il passante, cadorna e le lettere.

La prima pagina del nuovo contenitore di api, o vespe, è un Moleskine e non un Muji. E' un regalo, gradito, e questo è ciò che conta. Meno bello è che questa prima pagina è scritta male, storta, rossa.
Fare un aperitivo a stomaco vuoto è poco salutare perchè porta a fare quel che mi pare, come pasticciare.

Sono settimane che piove, ho raggiunto uno stato di insofferenza verso quella romantica cosa che è l'acqua che cade dal cielo.
I polsini della tua camicia erano in costante collisione con i miei polsi, per lo più, come sempre, nudi. Solitamente c'è un'imbarazzata distanza di sicurezza quando le persone camminano a fianco. Ciò che mi piaceva stasera era che tu non la rispettavi ... ma proprio perchè era sincera parte di te, non per strategici obiettivi di conquista.
Scrosciava pioggia, si congelava ma volevi rimanere fuori. Io tremavo, ma per davvero. Mi ferivo con innocui proiettili che solitari infiltrati dall'alto cadevano eludendo tettoia e tutto il resto.

Ti ho parlato della certezza che cerco e non capivo la tua reazione, la tua non-reazione.
Volevo solo sapere quanto sono normale.



Secondo te è sbagliato e vile
volersi modesti e lenti
tra letto e routine?
Tsk. Autocitazioni.




(scritto tratto dalla pelle nera di un Moleskine, nuovo compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 21:05 9 comments
martedì, maggio 06, 2008




Questa è veramente l'ultima pagina (del Muji, si intende).
Oggi mi ero ripromesso di comprarne uno nuovo, ma tanto per cambiare mi è sfuggito di mente.
In compenso oggi ho capito quanto salutarsi, proprio l'atto in sè, sia pressochè ucciso dalla quotidianeità del suo applicarsi. Un grosso rischio c'è, cioè che le parole dette e i rispettivi gesti complementari perdano di significato, risultando segnaposti, facilmente sostituibili con sinonimi (sinonimi che però non erano la prima scelta).

Le parole hanno un peso e una loro densità: il numero di lettere non fa la differenza, è quanto stringo forte i loro suoni, formando la parola, ad esprimere ciò che volevo esprimere.

Insomma, c'è un po' questa trappola banalizzante, ma ancora una volta la coscienza della cosa salva la situazione.
Questa maschera di fronte al congedarsi è una maschera così leggera, così tanto che la puoi soffiare via.


E' una bella esplosione di primavera (oddio, i rami e il cielo).
E' un crescendo di cui non voglio trovare l'apice.
E' una mappa, le cui strade ho tracciato su carta porosa e terminato in un prato.





(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio) (giorni fa...)
 
posted by mr`anf at 01:03 6 comments
mercoledì, aprile 16, 2008


Mi dicono che non scrivo più.
Effettivamente noto che non scrivo più.
Con tutta sincerità, ciò non mi piace granchè.

E' pur sempre un pezzo di me, messo nell'angolo, ancora di nuovo, nuotando tra le priorità, primeggiando tra i doveri, donando mezze-certezze, cercando di non compromettermi troppo, trovando un angolo comodo, covo per nascondermi, nascondere un pezzo di me.

Sorrido in curiosi giochi di parole.
Si notano, i giochi di parole?
Si nota ancora l'ironia che non mi abbandona. La donna che amo di più al mondo è in me, fantastico.





--- A seguire: scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio ---

In questo gran marasma frugo nella mia borsa, chiedendomi se il taccuino c'è ancora.
Poco fa, arrivando alla stazione, ho perso la spilletta, l'ultima rimasta appesa, l'unica mai caduta. Girandomi l'ho ritrovata, abbastanza facilmente, ma non è più questo il punto. Il punto è che raccogliendola la riscopro arrugginita, sporca, vecchia, caduta da una borsa sgualcita, sbiadita, vecchia, abbracciata ad una spalla storta, dolorante, vecchia, a valle di una testa stanca, stanca, vecchia.


Diventa sempre più raro, e strano, scrivere di me.
Ufficialmente sancisco il cambiamento e passivamento ne prendo atto.
Faccio ciò che il mio proverbio preferito professa, cioè di necessità virtù. Ho voglia di scommettere su me stesso, su questo nuovo stato d'essere.

Progetterò, a trecentosessantagradi.
Partirò dalle basi, dalle fondamenta che trascuravo. Partirò da me, solo per volontà.
Il resto verrà da sè.

Full stop.
 
posted by mr`anf at 22:01 9 comments
venerdì, febbraio 15, 2008

Non sono mai stato un granchè negli addii.
Lo scrivevo anche tra le banalità dei profili digitali, in mancanza d'altro.
Ecco perchè chiudo le telefonate come se niente fosse. L'alternativa qual è? Qualcosa di ancora più difficile, cioè fatalismo riecheggiante, dannoso, bruciante.
Fare finta di niente, mascherando il tutto con quotidiana prassi, fa immaginare che ti risentirò più prima che mai.

Inseguo un me stesso che non trovo più.
Questo disintegra ogni cosa che mi sta a lato, nella spasmodica e furibonda velocità, e che lascio alle spalle, nella cieca rabbia d'aver perso qualcosa di importante. Che posso essere io, come puoi essere tu, o anche il niente.
Ma lo smarrimento rimane.
E' che accumulo pesi, presi da ogni dove, e li scarico direttamente addosso alla mia vita ... coinvolgendo ogni mio dovere e ogni mio piacere, compresi gli incoscienti suicidi che hanno voluto entrarci.

Dovrei avvisarvi prima di pestarvi con la mia paranoica masochista ricorrente spietata solitudine.



(Mh. Forse sono il freddo che fa avvertire il caldo .. agli altri però.)








(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 18:32 16 comments
giovedì, gennaio 17, 2008

Che gran calma che si è creata ora.
Con il pesce crudo nello stomaco (il sublime japponese del giovedì), il taccuino finalmente appoggiato, il sonno che avanza, il volume adeguatamente alto.
C'è addirittura una surreale luce solare che taglia la sala d'attesa della stazione e proietta l'ombra della penna, tutta agitata, sulla parete qui a lato. Queste sedie sembrano addirittura comode.

Inviti a cena sopraggiunti.
Compleanni.
Che bella cosa gli inviti a cena, i compleanni.
Che bella cosa gli amici, sì.
Le ballerine e le calze sulle gambe, magre ma non troppo, di una donna.
Che bella la donna.
No, non è una cosa stupida ammetterlo.
Che bella la solitudine.
Non è stupida neanche questa.

Io non mi sento solo.
In maniera sadica talvolta vorrei esserlo. E in maniera curiosa talvolta ci riesco .. anche se fondamentalmente, appunto, non lo sono.

Mi sposerò un letto e aspetterò, con calma, una ragazza madre.





(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 14:58 10 comments
venerdì, novembre 30, 2007


Addirittura
il taccuino cade,
mi scivola tra le mani
bucate
come tutte queste rossearancioniumide giornate.

Ho la bocca impastata, il culo quadrato (i sedili nuovi di queste carrozze nuove sono solo di un’estetica disarmante per lo standard a cui si è abituati, niente più), dicevo .. la mano abbastanza pallida, il senso d’essermi perso un po’ per strada.

Questo Muji è quasi finito.
Ho paura a scriverci sopra, per due motivi principalmente: uno perchè non sono stato un bravo ragazzo, tradendo il patto silente e abbandonando la mia coscienza a monologhi ancora più solitari, lontani da me; due perchè a cose finite si tirano sempre le somme e non penso di sentirmi pronto a tirare somme su di me. Proprio no.
E allora il tratto si fa più fine, meno svelto, le dimensioni minori, le righe maggiori.

Posticipare mi è sempre uscito di un gran bene, davvero. Sono un drago. Mwah.
Nessuno mi spiegò però la capacità massima, il punto oltre il quale l’accumulo diventa cumulo forzante. E adesso è come se da dietro mi tornasse tutto ciò che ho allontanato in questi anni ... finirò schiacciato, perchè la porta di questa stanza l’ho chiusa io e tuttora continuo a tenerla tale.
Finirò schiacciato perchè piuttosto che aprirla preferisco farmi spappolare. Poi, beh, all’ultimo, sotto pressione, cederò, perchè tutti cedono e io non sarò da meno: aprirò e il giudizio (l’autogiudizio) sarà pronto, lì, ad aspettarmi.
Quelle cose tipo la vita, la responsabilità, il mutuo, la vita, la morte, la morte, la sipra.


Immagini di realtà lontane,
sorrisi sopra a yogurt magri.


Chiudetemi dentro,
fatemi esplodere
in tanti piccoli pezzi che sono me.
Ma non mancherò mai di rispetto, quello mai;
alla vita vostra, agli immeritati quasi addii, alle lacrime e ai malintesi ti amo.




(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)

 
posted by mr`anf at 00:47 17 comments
mercoledì, ottobre 03, 2007



rimango a sentire,
rimango ad ascoltare.
rimango ad aspettare,
rimango a guardare.
rimango insomma ad osservare, ad osservare la mia vita (che parolone) scorrermi sotto ai piedi, più veloce del solito.

io non so bene cosa mi stia succedendo.
sicuramente qualcosa sta cambiando.
probabilmente sto cambiando.

sembra così lontano quel tormentato interrogarsi su tutto, come se fosse una rimpianta gioventù confrontata all’attuale, come dire, senilità. escludendo il numero di capelli bianchi (fenomeno trascurabile, variabile inaffidabile), c’è effettiva differenza.
quasi stanco, lento, bianco, molle, disilluso d’essere disilluso.
veramente.
non mi riconosco granché, ma ormai mi ci sto, sempre con preoccupante distacco, abituando.

forse è quel momento in cui si chiudono i cassetti: quel che è dentro è dentro; a riporci sogni e speranze dovevo pensarci prima.
e speriamo d’averlo fatto. perché non ho mai creduto in una vita a tappe, a scadenze inesorabili, dalle quali non si può fuggire, ma se davvero fosse così sarebbe alquanto triste aver lasciato polvere, solo polvere, in quei cassetti.

essere stranito (perché credo sia causa e non conseguenza) mi ha portato a sospendere parti di me, forse per accertarmi della salute del sottoscritto, forse, più semplicemente, per capire se il nodo stava nell’assenza di stimoli esterni.
difficilmente ciò che non è noi cambia in maniera così repentina. non mi è dunque rimasto altro che diagnosticare, in me, un incosciente distacco dalla (mia) realtà, dalla (mia) realtà di tutti i giorni, per poi ritrovarmi senza organi sensori, senza criteri d’interpretazione.

uhm.
forse ora sono anche più noioso. ahah.
beh, per tutto questo ho bruciato una storia e progressivamente sepolto interessi.
direi che non è soltanto un neo.

datemi una pala, mi scoverò nel mondo.


ps: certe patologie non scompaiono così facilmente.





(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 15:08 9 comments
lunedì, luglio 16, 2007



oggi ho. gli occhi stanchi.
oggi ho. voglia di mangiarmi labbra unghie dita intere.
oggi ho. mal di pancia.
sono a casa da solo, da tanto e ancora per tanto. ragion principale, questa, dei miei mal di pancia. cheddire, fondamentalmente ho esaurito la fantasia nel cucinare.
mai stato, io, un mago dei fornelli.

non scrivo quasi più.
non so bene perché. non sono in una di quelle situazioni che si potrebbero definire “così vuote da non aver nulla da raccontare”, né in una di quelle da “periodo non creativo”. no, perché di creatività non si tratta. scrivere per me è sempre stato così spontaneo, scrivere per me è il miglior modo di comunicarmi quello che sento.
dunque, perché mai non voglio più rivolgermi parola? alla radice, sembra quasi che non ci sia una basilare voglia di donarmi attenzione; e con attenzione intendo qualcosa di più che scorgersi allo specchio, strappare un peletto, scrutare la presenza di eventuali foruncoli, (s)pettinarsi e via dicendo. no, ecco. donarmi una minima attenzione, chiedendomi come sto.
sai che penso? che io stia evitando domande per evitare le relative risposte.
ok, detta così sembra d’essere passati dal via, di ritrovarsi nei soliti vicoli tra dubbi e controdubbi. e invece no, è un tono diverso.
non mi sto spegnendo, mi sto solo abbassando di volume.
peccato che io in fin dei conti non lo voglia.

sai cosa sto facendo? mi sto censurando.

mai mi è capitato di lasciare chiuso il muji così a lungo. sono mesi che non ci sputo inchiostro. ci sono scritti che poi, sul blog, non ho mai riportato. cose che potrei definire più intimamente personali, non per il contenuto ma per il clima che ne fa da contorno.
beh, queste cose che potrei definire più intimamente personali dove sono finite?
provai, a scrivere, mesi fa. terminata la pagina sentivo da quelle righe un distacco tale che richiusi subito il taccuino. non sembravo io. quasi più recita che ipocrisia.
che cosa triste.
quello è stato il mio ultimo scritto, su quel taccuino. e ho quasi paura a riaprirlo .. come quando, tra la vergogna e l’imbarazzo, non sai più come affrontare un amico dopo una lunga e sonora litigata. ci tieni .. ma il tempo non sazia tutte le ferite, differentemente da come vogliono farci credere.


beh insomma, che dire. tutte queste parole per arrivare dove?
da nessuna parte. per la gioia della stessa genuinità con cui ho sempre scritto, e che stanotte, senza nessuna pretesa, ho cercato .. in questo buco, annodato, che è la mia pancia ora.


perché preferisco accettare quello che ho?
non vuole essere una domanda stupida, da tremendo viziato.
ma me lo chiedo, perché sinceramente non mi riconosco granchè, perché c’è un po’ di auto-costrizione in tutto questo e non so quale parte di me l’abbia chiesta.
la cosa che mi fa più paura è che l’altra, l’altra parte di me, l’abbia accettata.






.. speranze future o più semplicemente paure odierne ..
 
posted by mr`anf at 01:19 18 comments
domenica, giugno 10, 2007



john.

john arriva a casa stanco, del resto ha passato una serata diversa dal solito, per lui.
il lavoro lo uccide.
lo uccide dentro, più che altro.
non che faccia chissà cosa. ma diciamo che tutto è sufficiente per ucciderlo dentro.
john quindi arriva a casa stanco. perché per lui le 23 sono l’orario fin troppo tardo per aprire le coperte del letto. rigorosamente da una piazza e mezza, rigorosamente ben ordinato.
ciò che ci vorrebbe è qualcuno con cui condividere questa stanchezza, crede lui.

l’acqua prima di andare a dormire stasera non la berrà.
perché?
non ci sono motivi precisi. certe volte la stanchezza supera i confini teorici, supera le abitudini e chi si è visto si è visto. certo è che stasera non c’è tutta quella metodica forza che porta alla successione delle azioni necessarie e sufficienti per dirigersi in cucina e aprire il frigorifero. per l’acqua fredda, per il rito serale.

john.
a john piace il suo nome.
non l’ha deciso lui ma è contento di tal cosa. del fatto che non l’ha deciso lui ma è per lui comunque piacevole.
i suoi genitori non erano niente di storicamente rilevante, ma di sicuro qualcosa per lui importante. del resto, l’han chiamato john. quindi, beh, per lui sono tanto.
a john piace il suo nome. alle ragazze con cui esce ancora di più.
lui vorrebbe sposarsi. ma non perché dietro ci nasconde sogni e desideri, figli e mutui. nonono.
lui vorrebbe sposarsi perché dietro ci vede il completo genocidio. una pace interiore che mai potrebbe raggiungere altrimenti.
è cinico, lo sa.
è cinico ma non si cura della cosa. del resto, dove sta scritto che sia una colpa?
e se anche fosse .. se anche fosse scritto .. chi dimostra sia sbagliato?
di certo non i suoi genitori.
i suoi genitori no. perché non erano nemmeno storicamente rilevanti.

non ci riesce proprio.
non riesce a prendere sonno, no, stanotte.
perché questi sono i suoi pensieri, perché quelle macchie bianche sul soffitto sono i suoi occhi, perché stasera non si è sposato e domani non confida in una cerimonia dell’ultimo minuto.
beh, oddio, di anni non ne ha quaranta. nemmeno cinquanta. forse trenta.
però solo è, solo rimane.
da nessuna parte sta scritto che lui debba dividere una vita a metà.
però, ecco. lui sì, vorrebbe essere un simpatico genocida.
ma senza rancore, sia chiaro.
semplicemente genocida.
del resto, chi dice sia sbagliato?
e se anche fosse .. se anche fosse scritto .. chi dimostra sia sbagliato?






/* è solo fictionnne */
/* la vita è spesso fictionnne */
 
posted by mr`anf at 02:19 8 comments
domenica, aprile 29, 2007


il tempo scorre.
sono le 2, quasi le 2, di questa notte di aprile, fine aprile.
il tempo scorre e sono spettatore passivo, non pagante, felicemente natante. o quasi.

il tempo scorre, lo sai?
un sacco di cose cambiano. un sacco che si apre, in cui si guarda dentro. e dentro le cose cambiano.
tempo fa le forme erano diverse.
il contorno era diverso.
mi pungevo perché gli angoli sono per lo più acuti, mi lasciavo andare perché le superfici sono pur sempre un senso a parte. il tatto.
tempo fa i colori erano diversi.
hai mai notato che il rosso non è rosso, che il nero è sottrazione e il bianco è finzione?
io ho studiato cose che non ho chiesto, allo stesso tempo evito domande che non mi sono preparato. e questo sarebbe il giusto procedere delle cose. le cose nel sacco.

riordinare fa curiosamente per me.
passo attimi interi a posticipare priorità, ad appoggiare memoranda per il giorno dopo ennesimo. finchè un dì, sì, finchè un dì mi dico che in questo casino forse non ritrovo più un beneamato niente e allora sarebbe l’ora di riordinare.
ecco quando riordinare fa curiosamente per me.
perché mi ci diverto, nel cambiare ordine alle cose, nell’impilarle ma non troppo, nell’escludere questa dalla mia vita e nel decidere che quest’altra sta ancora lì, in attesa di implacabile, futuro però, giudizio.
cambiare priorità alle cose. le cose nel sacco.

insomma, diciamola tutta.
il tempo scorre, sono le 2 passate, di fine aprile.
da spettatore passivo vedo zanzare in anticipo e primavere in ritardo.
le cose cambiano, le cose nel sacco.
e anche se tentare di riordinarle fa stranamente per me, io posso impegnarmi quanto voglio .. ma tanto rimango comunque uno spettatore.
passivo, non pagante, felicemente natante.



che dolce sensazione è
lasciarsi andare e
tastare con la mente
la pelle dura.




stanotte siamo lievi.
così si svolazza tra pensieri gravi di lacune non notate.
notate un tempo, tastando nel sacco.
ma stanotte no. stanotte siamo lievi e nessuno può rallentarci i piedi.



 
posted by mr`anf at 02:11 8 comments
sabato, marzo 31, 2007



parole al vento.
giusto il tempo di una cottura di pasta.

musica assordante. ma veramente assordante.
non-controlli del livello di rombo.
tanto sono a casa da solo. tanto mi sento solo.

dodici (dodici poi è il numero che uso spesso ultimamente) mila chiamate fatte e ricevute, oggi.
bastano poche cose per far vacillare anche la più alta colonna della città.
e passando a figure meno metaforiche, bastano pochi volti per mettere in difficoltà le più dure decisioni dell’ultima parte della mia vita (così evito il retorico e sono tutti più felici e meno critici).



*pausa controllo bollitura acqua*



la situazione va avanti senza decisione ambivalente.
come dici tu, servirebbe una vicendevole fermezza.
io decido tu decidi. nello stesso verso, positivo o negativo che sia, se no ci si ritrova a dover accettare la scelta dell’altro. scelta che poi non arriva, perché nessuno qui ha il coraggio o il potere sufficienti.
e allora che si fa?
tututu.
telefono.
fotografia.
sogni.
sogno o son desto.

tanta, giuro tanta, voglia di non pensare stasera.
e che tutto scivoli, per diana, che tutto scivoli senza domande e senza risposte.
che tutto sia come meglio venga, io non so chi siete voi e voi non sapete perché io sono lì di fronte.

tanta, giuro tanta, voglia di situazioni atemporali e aspaziali, se così si chiamano.
basta merletti e ricami intorno a storie non mie, a ore non vissute e a impieghi che mai prenderò.

qui di mio manca tanto.
no, non ci siamo.



*pausa controllo bollitura acqua*



si butta l’acqua, si butta l’acqua.
si parte.
si torna?

oggi sì, domani no.



decisa necessità di sfogo
STOP
così ne uscirò ben presto pazzo
STOP
piango senza lacrime
STOP
piango senza remore
STOP





ho bestemmiato e avevo promesso di non farlo più.
 
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martedì, marzo 20, 2007


band sconosciute parlano di te.
mai sentite prima d’ora, chissà di dove, e pronunciano il tuo nome.

alzare lo sguardo e trovare il nome della tua città anche su un vagone di giallo arrugginito.
abbassare lo sguardo, infilarsi le dita nei capelli, guardare i piedi e le ombre amiche, passare la mano sul viso e guardare di nuovo il nome della tua città.
stavolta rimanere a fissare.
stavolta rimanere a pensare.



“ e parlare ti fa bene
come il cielo sulla neve
come il fiore senza seme ”



stiamo dilatando tempi non nostri.
accumularsi di minuti e poi ore, giorni e settimane spero mai.
è strano.
non so contare quante volte l’ho detto, ma è strano, per davvero.

mi tingo di verde
mi sento demente.
eppure è così.
che mi basta leggere un tuo congiuntivo per intenderlo indicativo, immaginare chi sia lui, vedere il suo sorriso su di te e il tuo timido voltarti.
il mento.
per essere riaccompagnato, indietro da un dito indice.

sono poco più di trenta giorni, sai?
successe un po’ di cose, nel mentre.
piccole cazzate, sì, quelle su cui ci piaceva minchioneggiare.
eppure il flusso che si avverte è più perdita che guadagno.
più perdita
che guadagno.
perché ci sono storie in sospeso di cui poi non ho saputo la fine. semplicemente mancano all’appello le verticali a ginnastica, le domeniche di studio.
e stendermi sul letto.
suonava il telefono. io mi ci stendevo, sul letto.
e con fare tremendamente adolescenziale mi aggrappavo talvolta al primo cuscino che capitava sottomano, al primo sorriso che tornava dal passato.

le sere sono diverse.
stupidamente me ne accorgo ritrovando buchi di tempo libero, stanze di me con ancora l’odore di te.
quindi pronto ti chiamerei.
poi, beh, non lo faccio mai. o quasi.

quella notte, sì, ero “avvinazzato”, di ritorno da una cena.
ero avvinazzato e rannicchiato.
un feto.
a letto.
con te dall’altra parte.



stanca, giustamente, di me.




(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 00:36 4 comments
sabato, febbraio 24, 2007





posa la tua voce, di nuovo,
io la prendo e ne faccio
la gioia più grande
il senso che trovo





l’amore.
l’amore non è fottuto.
l’amore non è mai dato al vento.
niente retorica stasera, sono troppo triste per essere retorico. ma qualcosa lo voglio lasciare scorrere fuori. perché qui si sanguina, per secondi magari, ma si sanguina in abbondanza. indipendentemente da chi ha il colpo inferto, indipendentemente dalla parola più appuntita tra le tante, tra i silenzi più taglienti che mai.

l’amore.
l’amore è sottile.
l’amore è largo.
l’amore è intorno a me e a te. lo è stato e figurati se non lo è ancora.
io non te l’ho detto mai. perché io sono io, perché io sono una persona che fondamentalmente ha paura, anche se non lo dà a vedere, anche se è più grande e sa di sorriso e primavera. talvolta.

l’amore.
l’amore è l’orologio che non abbiamo controllato.
l’amore è la tasca del mio cappotto.
l’amore è il tuo seno, l’amore sono io che tremo.
io non ho vissuto mai quello che dolcemente ci siamo costruiti, quello che era perfetto per esistere a priori di ogni cosa e all’infuori di ogni buona convenzione. perché io non riesco a nascondere le mie preoccupazioni, perché io penso a sproposito, perché io riverso parole quando dovrei soltanto smentirti, nelle grigie piazze della tua città.

l’amore.
l’amore è il pranzo che mi preparavi.
l’amore è la tua segretissima ricetta di torta al cioccolato.
l’amore è quello con cui hai condito ogni più piccola briciola. briciola di noi e del nostro rapporto. e io? e io le conservavo dentro di me, ognuna di esse, per ricomporle dopo, a casa, in un grande quadro che eravamo noi.



siamo il più bel film che si potrebbe vedere, rigorosamente in bianco e nero, rigorosamente sotto ad un’unica coperta, rigorosamente sul divano, tra un abbraccio e una tazza bollente.




e io stavo zitto perché le parole me le toglievi davvero.
ma quello che ho dentro,
quello no,
quello me l’hai invece dato tu,
fin dal primo momento in cui hai posato i tuoi grandi occhi su di me.








non è facile.
non lo è.
non c’è forza esterna che tenga.
non c’è ragione alcuna per tutto questo.

se non che vorrei amarti,
fino
in
fondo.
ma non posso.
e ti giuro che questa
è la cosa
più dolorosa
che ci sia.

 
posted by mr`anf at 20:50 11 comments
lunedì, febbraio 05, 2007


ogni tanto mi capita di rileggere i vecchi scritti, finire in giorni così lontani, in momenti quasi dimenticati.
ci sono persone … ci sono persone che non vorrei sparissero mai.
eppure non riesco ad essere quello che dovrei. dovrei per me.

il tempo passa.
il tempo passa.
chiudo gli occhi, alzo il volume.
le cose rimangono impresse, comunque. i solchi da ripercorrere, le tracce da seguire. la testa bassa senza nascondersi da niente e nessuno.

un vialetto, sterrato di campagna. sole. canneto, alto, ai lati. silenzio, giusto il vento e il concerto degli steli vuoti.
sono giorni che ho questa immagine in testa. la ripesco da ricordi non così lontani. o forse sì. mi sembra ieri, lo giuro .. mi sembra ieri mentre non capivo assolutamente cosa stesse succedendo.
sono giorni che ho questa immagine. è come se tentassi di afferrare le parole leggere, le rassicurazioni che sono doverose quanto calde e sincere. doverose per il mio essere ridicolo, calde per il mio essere fragile.
e allora cerco di stare meglio, senza neanche dirmelo chiaramente. ripesco dall’album senza neanche pilotare: qualcosa mi guiderà, non sarà lei, non sarai tu, non sarò di certo io.
eppure qualcuno lo fa.
eppure.
perché?
eppure.
ferite.
perché?
perché te?
perché la campagna, il post, il vialetto, i bottoni di una camicia, il sole, il vino bianco, la campagna dietro casa tua, i cuscini, i fossi i cani le urla le paure la morte le tue guance sudate? rosse. parole spezzate.

perché?
perché non semplicemente me?

è veramente dura quando non sai più come aggrapparti.
appigli in abbondanza. dita in mancanza.
lasciare andare la presa.

da qualche parte ci sono anche io.
da qualche parte ci sono anche io.



la vita è veramente una ricerca,
cambia solo il pretesto per muovere le preoccupazioni.



 
posted by mr`anf at 00:24 11 comments
domenica, dicembre 31, 2006



se mi tuffo dentro di te
sono tante parole
e in sottofondo
un gran rumore.


“We're like crystal, its not easy / With your love, you could feed me”



ventiquattro ore o poco più.
venti passi o poco più.


quanto un uomo può credere in ciò che si è man mano costruito negli anni?
quanto un uomo può resistere vedendo crollare ciò che si è man mano costruito negli anni?


io, fondamentalmente, rifletto. rifletto tanto, lo intendono tutti, tutti quelli che mi conosco, fin da subito.
ogni situazione viene scandita, passata al setaccio, filtrando ciò che è prezioso e ciò che è scarto, capendo dunque cosa mi cambia e cosa non tange affatto.
e così cresco. cresco in mezzo alle mie quattro mura. facciamo tre. di convinzioni pressoché ben strutturate, di sufficiente bell’aspetto. diciamo solide. ci cresco dentro. sorridendo talvolta.
ogni nuova situazione impatta, contro le mie quattro mura. facciamo tre. impatta, forte, contro quello che io sono per me. la situazione si spezza, si disperde, e piccole solide squadrate schegge si inficcano dure e profonde nelle mie quattro mura. anzi abbiamo detto tre.
sarebbe più faticoso toglierle da fuori, visto che ormai non spunta granchè.
è per questo che le prendo da dentro. me le tengo. le custodisco. le appunto, come quadri, sulle mie tre mura.

quanto un uomo può credere in ciò che si è man mano costruito negli anni?
quanto un uomo può resistere vedendo crollare ciò che si è man mano costruito negli anni?

era veramente bella casa mia.
era veramente bella prima che me la facessi crollare tutta.
sono rimasto nudo davanti a te. e tu. e tu non hai riso di me. sono io che ho sorriso per noi.


perché ci sono altre mura intorno.
stavolta sono quattro.
stavolta non sono solo.
 
posted by mr`anf at 20:30 11 comments
lunedì, dicembre 25, 2006



Fine dicembre 2006.
Si tirano le somme, mio caro. Giusto perché si fa un diplomatico giro di boa.

Bene. Tiriamole allora, magari non fuori dalla finestra, giusto addosso al muro.

Escursioni.
Così chiamerei questi trecentosessantacinque, se non erro, giorni.
Escursioni.
Mai mi sono conosciuto così tanto. Mai ho toccato certi limiti.
Capire se stessi non sarà mai un processo finale, facilmente delimitabile, ciclicamente ripetibile. Il bello delle grigie giornate filtrate da tutti i pensieri che mi porto nella borsa è proprio questo. Loro mi rubano lunghezze d’onda, io mi riprendo parti di me.
Ogni giorno. Diverso.

È passato tanto tempo da quando mi sentivo un colorato tappetino di provincia, un po’ meno da quando guardavo giù dal balcone invece che nello specchio, ancora meno da quando mi pareva di aver finito di dannarmi nella ricerca di qualcosa.
Ora il tempo passa. E mi pare di essere solo e soltanto. Distante.


Io ho capito.
Che di me a sufficienza non ce ne è. Che i consigli degli amici sono sempre più verdi di quelli che ti dai da te. Che una vita da solo proprio non ha un perché. Che una vita a pensare di essere solo è un po’ come il patè: si mangia, ma pur sempre fegato è.

Io ho confermato.
Che il mio peso è stabile sotto ai sessantatre. Che certe persone non sono dei numeri sulla rubrica ma delle vere parti di me. Che una gran golosità e il wafer bianco affogato nel thè. Che il mio spirito pessimista vive saldo con la controparte altruista da medicina trentatre.

Io non ho confermato.
Che certe cose cambiano solo con un perchè. Che a ventiquattro anni non si può morire senza un perché. Che i desideri sono un clichè. Che insomma certe cose non toccheranno sicuramente a me.

Io non ho capito.
Che ci faccio qui senza una perché. Che futuro ho senza di te. Che tipo di provincia avrà l’appartamento che mi comprerò da me. Che miseria persevera nell’esserci, ogni giorno, all’infuori di me.


Mi fa ancora male la testa.
Nel mio piccolo, dolcemente egoistico, mondo.





E’ curioso come io scandisca i periodi della mia vita.
Così … perché qualcuno c’è e quel qualcuno non è me.
 
posted by mr`anf at 16:08 6 comments
lunedì, novembre 13, 2006


Di nuovo, tutto così veloce.
Di nuovo, alberi, rami di alberi sopra di noi. Con dietro lo stesso cielo azzurro, con sopra gli stessi pensieri. Ma stavolta … stavolta la gravità non è la stessa, noi non siamo distanti e i giorni seguenti non così pesanti.


L’inverno ti taglia le dita.
A te piace, piace vestirti a cipolla e perderti un po’ dentro a quella sciarpa.
A me piace di meno, perché ho le mani perennemente fredde, gentile concessione ereditaria. Ma quello che non ti ho detto è che a me piace che ti vesti a cipolla, ritrovarti dentro quella sciarpa, con il sorrisino che spunta … su cui puoi contare. Perché ci puoi scommettere di trovarlo. Lì dentro.

I portici sembrano effettivamente tutti uguali, ma poi, camminandoci attraverso, le senti. Storie. Gioie. Lacrime. Le senti sotto ai piedi, le senti nell’aria. Sarò io, che sono malato, ma le sento tutte queste storie d’amore … di ragazzi distratti, di ragazzi disperati, di quelli che si struggono e di quelli che si bucano, di quelli che non ci credono e di quelli che ci sperano. Di quelli che vorrebbero. Di quelli come noi.

Qui è dove andavi da piccola. Non hai mai scritto niente, non hai parlato di te a questi due sassi. Mi guardo intorno: è tutto un po’ sospeso. Non so assolutamente ritrovare la via di casa, non so assolutamente quale sia la mia casa. I colori sono spenti, la gente distante. Mi sento staccato da una realtà che mi sono trovato sotto ai piedi, tra la carrozza cinque e la carrozza sei.
E allora parliamo, di cazzate.
E allora incolliamo un ricordo nuovo, a questi due sassi, che d’ora in poi parleranno di te e dei tuoi pantaloni scuciti.


Quando hai aperto quella porticina ti ci sei infilata con decisione. La porticina di un immenso cancello di legno.
Beh quando l’hai fatto io mi sono lasciato trascinare dentro.
Arreso.
Perché tu mi portasti nel paese dei balocchi.






(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 21:26 15 comments
mercoledì, ottobre 18, 2006

Lei era bellissima.
Lei era solare, e per questo bellissima.
Sorrideva, mostrava gli occhi perfettamente azzurri, rifletteva tutta la luce che poteva esserci in un parcheggio della bicocca alle nove di mattina. In ottobre.

Io la guardavo da dietro un vetro, mentre mi scaldavo le mani con il classico cappuccio, rigorosamente senza cacao. Ecco, i cappucci sono uguali, dappertutto. Costante. Noia. Pace.
Io la guardavo dal bar, mentre distrattamente seguivo i discorsi dei miei compagni di colazione. Eppure, come direbbe Godano, “non sentivo, non parlavo, io guardavo te”. Poi la canzone scivolerebbe nel meraviglioso bloccarsi del tempo, ma nel mio caso non si parla d’amore o colpo di fulmine. O meglio, non il mio.
Infatti guardavo lei, che era bellissima, baciare lui, che non era poi così bellissimo, ecco. Eppure faceva la sua figura, forse vivendo della sola luce riflessa, forse perché fumare rende figo anche il più coglione che c’è.
Bhe, si baciavano, piccoli bacetti … più correttamente lei, che era bellissima, baciava lui, che non era poi così bellissimo. Lui, più che altro, subiva. Con piacere, si suppone, ma subiva. Riceveva. Così, senza scomporsi, senza dirle in un istante che oggi il sole è così vicino e i cattivi pensieri così lontani. Come avrei fatto io, forse.
Lei, che era bellissima, insisteva. Attiva. Piena di disarmante gioia. Felice. Spensierata. In un giorno come un altro, lei lo baciava come se avesse appena accettato una proposta di matrimonio. Da lui. Che non era poi così bellissimo.

Ho sorriso.
Ho continuato a sorridere.
Ho fatto notare la coppia ai due compagni di colazione. Ovviamente è lei ad essere la protagonista dei primi commenti, ovviamente lui arriva molto dopo. In ritardo. E male.

Ho sorriso.
Ho continuato a sorridere.
Poi, pensando a voce alta, ho aggiunto solo un “Scusatemi, vado a buttarmi sotto ad un treno”. Non si è sentito, perché un compagno ha rovesciato la spremuta d’arancia sulla mia borsa. Merda.

Lei era bellissima.
Lei era solare.
Il cuore una parentesi rossa. Il mio un bel buco.

Tanta tanta voglia di innamorarmi.


(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 15:37 28 comments
domenica, settembre 24, 2006

Muji. Un mese fa.

Io sono tornato … e tu?
Tu sei mai partito?
Distorsioni. Spaziotemporali. Direi anche abbastanza sature.
E’ passato un mese, un altro, eppure mi sembra che tutto sia mancato molto più a lungo.
I sedili sono sempre blu, blu sporco direbbe l’arredatore professionale.
I freni puzzano ancora, taglienti, da nausea.
Però il treno è il treno, è casa, è il viaggio verso il paese dei balocchi, è il ritorno alla beneamata mediocrità.
Oggi è soltanto una stella e io ho troppo sonno per capire se sono partito mai.





Muji. Un giorno fa.

Mi hanno rubato la biro blu.
La mia mitica biro blu.
Quella che scrive anche sulle panchine, quella che dava brio a queste pagine ingiallite.

Periodo riccio.
Chiudersi in se stessi.
Ricordo ancora di aver scritto di una situazione simile, tempo fa, chiamando tutto questo “il mio piccolo nido”. Non mi stupirei se guardando il mese trovassi settembre … al massimo novembre.
Voglia delle piccole cose.
Chiudersi nelle piccole cose.
Rapporti veri. Rapporti sinceri.
Stanco delle distanze, stanco delle mancanze.
Come quando desideri solo modestia: due cuori, una capanna, amici amiche, quattro cazzate, una palla e due risate.
Niente di più, niente di meno.
Non parlo di mediocrità, stavolta, ma solo di
r e a l t à.

Modesta realtà.

Scrivo sempre meno.
Fotografo sempre meno.
Suono un po’ di più, sì … ma forse perché rientra nel caldo abbraccio di una piccola sicurezza. Non la musica ma il gruppo, persone vere che condividono tempo vero con la mia parte vera.
Tutto vero. Caldo. Sorridente. Ed effimero.
Ecco, effimero.
Una cosa con un inizio e di lì a poco una fine. E va bene così, confezionata pronta da portare a casa e tenere sotto il cuscino durante il sonno.
Come ricordi. Ricordi che tengono caldo. Che rendono sorridente.

Terza notte in un mese che sogno l’apocalisse. Quella vera.

Voglio solo piccole cose. Piccole dosi.


E la mia biro blu, che questa non scrive già più.
 
posted by mr`anf at 22:29 6 comments
giovedì, agosto 24, 2006


Il silenzio più totale.
Non di quelli finti, dove si cerca di non sentire o dove un fischio insistente ti trapassa la testa.
Intendo quei silenzi che ti fanno fermare, che ti distraggono più di un colpo di pistola, mentre con la testa altro provieni dal frastuono quotidiano non tuo.

Ho le dita sporche, una palla rossa qui di fianco che sembra più un sacchetto di riso, un cane nero che mi guarda ... sempre nel silenzio ... e una penna blu in mano, dopo tanto tempo.
Se tutto questo fosse un quadro, sarebbe veramente un pugno nell'occhio.

Ma è solo silenzio.
Che non sentivo da tempo.


(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 00:52 15 comments
venerdì, luglio 07, 2006

Piove.
Metà luglio e piove.
Non quel soffice tintinnio di gocce e goccioline.
Piove a dirotto, senza tregua, senza motivo, senza silenzio.

In mezzo all’estate.
Ingabbiato in una stazione che conosco fin troppo bene, che nemmeno oggi si regala un vestito nuovo.
Soltanto più scivolosa, soltanto più grigia.
E ce ne vuole …

In mezzo all’estate.
Ingabbiato in una situazione che conosco fin troppo bene, che nemmeno quest’anno si regala un taglio nuovo.
Esami, caldo, poco tempo per ogni cosa che si è andata a creare. Poco tempo per me, perché quello l’ho avuto mesi fa e, con stupenda dissimulata disinvoltura, l’ho bruciato.
Soltanto più velocemente, soltanto più razionalmente.
Scusanti.

Sembra che lo scroscio sia calato.
Il manuale dei giovani pendolari insegna che è il momento buono per andare … ora … anche se non ho un ombrello ma solo una bicicletta senza freni.
Bingo.


Essere a tempo con le nuvole.
E’ questa la grazia di chi sa danzare, danzare sopra ogni cosa, sopra ai pensieri e sopra a tutto ciò che vuole tentare d’essere, ma non può.
Io sono una chiavica a ballare …
Sarà per quello che mi devo trovare nel mezzo di questo temporale.
Sarà per quello che del tuo non ho preso solo che qualche goccia.
Questione di paranoie, i miei amici ombrelli.


Ricomincia a piovere.

 
posted by mr`anf at 20:54 17 comments
venerdì, maggio 26, 2006


Giorni che trascorrono più veloci del solito.
Istanti immortalati in foto in bianco e nero. Gente sconosciuta come soggetto. Il mio umore come effetto. Io inetto.

Lasciandomi trasportare dagli eventi ho condotto un maggio d’altri tempi, uno di quelli che non ho vissuto mai. Niente di speciale, figuriamoci. Non ho mosso il culo in nessun dove, non ho dato il mio culo a nessun signore. Semplicemente giorni trascorsi più veloci del solito, senza chiedersi il perché di tutto quel susseguirsi di fatti, controfatti, risposte non risposte.
Maggio. E’ il mese che sul calendario di un imprecisato anno della mia infanzia era rappresentato dalle api, simbolo forse di vita primaverile. Io odio le api e di conseguenza odiavo quel calendario. Ho ventitre anni perché è in maggio che ricorre il mio compleanno. Ho ventitre anni freschi freschi e ancora ricordo quel calendario.
Maggio. E’ il mese che su un altro calendario di un altro imprecisato anno della mia infanzia era rappresentato dalle rose, simbolo vero di una vita che sboccia. Già le rose mi piacciono di più. E poi le rose si possono regalare, le rose sono rosse come un cuore, le rose di solito arrivano dritte al cuore. Quasi sempre.

Oggi al telefono ho sancito che questa è la primavera più atipica che la mia sui generis memoria ricorda. Solitamente rinascita, questa volta confusione. Tanta. Immagino un uomo che corre, magari un uomo quale ormai sto diventando … che corre tentando di raggiungere ad ogni costo l’altro capo della via, di questa via zeppa di gente in un mercato indiano nel mezzogiorno più caldo che lui abbia mai conosciuto. Tutti, ovviamente, si muovono nell’esatta opposta direzione. Lui corre, lui sbatte. Irrimediabilmente. Spalla contro spalla, ogni colpo diventa sempre più duro, ogni colpo rallenta sempre di più la sua marcia. Poi la via diventa un inferno, la gente delle anime in pena e il suo corpo comincia ad aver addosso braccia, mani, unghie, pesanti noie di peccatori sconosciuti. Il moto ancora più rallentato, le preoccupazioni d’altri addosso all’uomo che corre … che corre sempre più lentamente, che fa sempre più fatica, che perde sempre più sangue. Rosso. Come una rosa. Come un cuore.
L’uomo non arriva in fondo, non arriva in fondo perché prima di incrociare la mano che, tesa, lo aspetta si rende conto che le ferite addosso non sono noie di peccatori sconosciuti, non sono le preoccupazioni d’altri … sono solo e soltanto le sue lacrime, le sue lacrime non versate, che nessuno gli vede scendere dagli occhi, ma che lui sente aprirgli la carne … senza sapere il perché.

Ho perso una parte di me.
Ho perso un anno di vita.
Ho perso qualche sogno.
Ho perso un po’ di fiducia.

Ho trovato una persona.
E nell’istante in cui l’ho trovata … l’avevo già persa.

Ora traspare, compare, scompare, ricompare … come il fantasma della primavera che quest’anno non ho trovato, svegliandomi una mattina di marzo.
 
posted by mr`anf at 19:48 25 comments
giovedì, maggio 04, 2006

Piano.
Piano tento di riprendere in mano la mia vita.

Il tram tram delle solite cose … qualche lezione, qualche riunione, qualche fotografia, qualche nuova canzone, qualche euro in meno. Lentamente le giornate scivolano via, una dopo l’altra, senza lasciare un segno preciso. Mi ritrovo a saltellare, appesantito, da un impegno all’altro, scrupolosamente procurato nel tentativo di occupare angoli di giornata.

E’ stupidamente bello avere due abbonamenti in borsa, come un bambino contento delle nuove scarpe che non lo lasceranno mai, o quasi. Due abbonamenti e un ombrello perché questa è la primavera meno primavera che mi sia scivolata come sabbia fra le dita. Perturbazione. Due abbonamenti, un ombrello e il Muji … il fedele taccuino che mai avrei pensato di riempire così tanto: era nato come salvaparole, nel caso in cui l’ispirazione mi avesse veramente rapito, e ora è diventato quasi il diario di un ragazzo che ha veramente finito gli interlocutori.
Stralci.
Stralci.


non so.
non so cosa devo fare.
cosa voglio?
è tanto, tanto tempo che affogo nella mia ricerca da romantico (aggiungerei stupido) malinconico sognatore. risultati? lontani dalla meta, nonostante stupendi e strazianti effetti collaterali.
corollari di teoremi.
confutazioni.

se la mia tesi cade, sono in grossa crisi.
se cado io non importa, figuriamoci.
se cado fra le braccia di qualcuno? vorrei solo che dopo mi baciasse.

così.

semplicemente.

e dopo un sorriso.
e dopo più niente.

 
posted by mr`anf at 23:56 28 comments
giovedì, aprile 20, 2006

Un cimitero, oggettivamente bello. Ampio.
Sembra quasi ti abbracci, che ti accolga nella sua intimità. Fa uno strano effeteto ... rilassante.

" il fuoco è bello sì ma brucia "
Perchè poi impatti con una signora realtà.


Adieu.
Adieu Bacco.
Pensavo di arrivare qui molto più cinico e spietato, forse solamente più preparato. E invece?
E invece imparo ... imparo anche oggi quanto la vita faccia male. Ma davvero male. Non hanno spento una sigaretta sul dorso della mia mano ... hanno spento una parte di me. Chi lo sa, magari la mano stessa.

Adieu.
Adieu Bacco.
Oggi era solo formalità. Oggi era già (?!) una settimana dopo. Oggi tutti ci siamo resi conto che era come un ultimo addio. Ecco perchè abbiamo pianto ancora. Un mio saggio amico, che stimo anche se non lo sa, dice che è da finocchi.
E' bello essere finocchi.

Adieu.
Adieu Bacco.
Perchè ti sento ovunque e un saluto in più non guasta mai.
E poi già mi vedo venirti a trovare, sotto l'erbetta del bel cimitero, lasciando un sassolino e ridendo alla tua cazzo di faccia. In quella foto. In generale, sempre. Nella mia mente.

Adieu.
Adieu Bacco, anche se ti saluterò stanotte, come ogni notte, prima di dormire.


Ho rivisto il cimitero dal treno che ora mi porta a Milano. Mi sento stupido ma dopo quello che è successo ho preso tante decisioni ... riguardo a me, alla mia vita. Io, eterno indeciso, eterno confuso.

Penso io stia crescendo.
Avrei voluto farlo insieme a te.


Fuori il sole si spegne. Ombre allungate.
Mi sembra di vederti, compare scheletrico.



(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 18:59 14 comments
giovedì, aprile 13, 2006

Pagine strappate.
Vite strappate.

Tutto questo non ha senso.
Niente ha davvero più senso.

La realtà che crolla addosso.
Una vita che non è vita. Una vita che non è tua, neanche se ci provi, neanche se ci credi.
La realtà che crolla addosso.
Non può essere vero. Domani mi sveglio e lui c'è ancora, ok?

Cristo.
Invece no.
No.
Non più.

Gli ho lasciato un biglietto. L'ho scritto perchè so che gli arriverà, non me ne frega un cazzo di teorie e non teorie, di religioni e non religioni. Io so che gli arriverà, anche se l'ho lasciato infilato in una stupida pianta di quello stupido ospedale.
Lui leggerà.
Lui leggerà e sorriderà.

E faceva più o meno così:





qualcosa rimane qui,
perchè non tornerà più.

il 12 aprile 2006
qualcosa è rimasto qui.

perchè
la vita è breve.
la vita non è neanche tua.
come credevi.
come credevo.

passerò
a riprenderti
<3




Niente ha senso.
Scuoto la testa. Non può essere.
E penso che non ci sia giustizia.


Ora potrebbe scoppiare tutto.
Andrebbe benissimo comunque.



(scritto tratto dal mio fedele Muji, compagno di viaggio)
 
posted by mr`anf at 02:21 20 comments
mercoledì, aprile 05, 2006

Il tempo vola ed è sempre così difficile afferrarlo.

Io non credo nel destino, sono sempre stato un difensore a spada tratta di razionalità e principi causa effetto. Pian piano i tempi cambiano, inevitabilmente … pian piano si cresce e ci si riempie la testa di pensieri su pensieri. Poi arrivi a ventidue anni, quasi ventitre, con in mano niente e la paura che anche questo non sia sufficiente. Allora cominci a far girare il cervello ancora più velocemente, a guardare più a lungo un bambino giocare, a fuggire la realtà e saltare a piedi scalzi, con le scarpe incollate a terra nel tentativo di bloccarti la vita nel tuo posto nella società.
Pian piano i tempi cambiano e ti ritrovi a riflettere sulle coincidenze delle cose, sui fatti, su tutte le occasioni perse e quelle che non sei più disposto a perdere. Senza aver bevuto alcuna bottiglia di vino, disinibisci il tuo io perché senti che non c’è davvero nulla da perdere, perché la linea tra la retorica e la tua vita non è ancora stata marcata, perché quello con il gesso in mano sei tu e per ora non lo vuoi proprio dare a nessuno. Allora cominci a far girare il cervello ancora più velocemente, a renderti conto che forse non è tutto solo azione reazione, causa ed effetto … forse tutto è davvero una fitta rete di fili, un intreccio complesso di traiettorie, in cui la tua vita ne incrocia mille e ancora altre mille, finché un giorno incontra quella giusta a cui si legherà in una spirale d’amore … e come destinazione una via sconosciuta ad entrambi.

Se ti butti può sembrarti di volare.

 
posted by mr`anf at 02:11 17 comments
mercoledì, marzo 29, 2006

Un giorno come un altro. Inizia come un giorno qualsiasi, qualche parola in più con mia mamma, qualche baffo in meno, ma il binomio nastrina+succo in meno di un minuto rimane tale. Fuori il sole già promette bene, mi slaccio i bottoni del cappotto sorridendo in maniera quasi sadica: la mia preda è là fuori, che mi aspetta, ed è la signorina primavera.

E’ tutto diverso.
Musica nelle orecchie, alta ovviamente. Paolo Benvegnù. Nuovo ascolto, ma non riesco a concentrarmi, ad analizzarlo profondamente come sono solito fare. Mi riesce difficile soffermarmi su parole e note, sullo schema canzone e le sonorità … è come la tipica signora che tenta di attaccare bottone, ma per nulla interessante viene subito ignorata. A-ah. Il tutto si riduce quindi ad un isolamento, creando il piccolo mondo a parte dove cambiano rumori e costumi.
Perché è tutto diverso.
Come previsto, bottoni slacciati. Piede al palo, osservo l’ombra … giro lo sguardo, lo fermo prima su quella ragazza, poi su questo ragazzo, poi su quel signore e poi ancora sull’ombra. Nessun pensiero. Alcuno. Mani in tasca, costumi di una civiltà mia e mia soltanto, io ci sono e gli altri no. Anche la carrozza del treno sembra diversa, un po’ perché non sono solito avere posto a sedere, un po’ perché il sole filtra diagonale attraverso i finestroni, rendendo quasi attraente la copertura verde dei sedili sporchi. Mi sento a mio agio in una carrozza delle FS. Qualcosa è cambiato.
No, è semplicemente tutto diverso.
I passi sono più sicuri, le scarpe estive scalpitano, fremono per essere indossate e ora mi portano dove vogliono loro, mentre sordo e a mento alto mi guardo schivare la gente. Traiettorie. Vite che vanno vite che vengono. In questo momento, mentre scrivo, non ricordo neanche se ho preso filobus o metropolitana. Assurdo, sono solo una dozzina di ore fa … sembra che la memoria mi stia pian piano abbandonando, ma in realtà non è così.
Non è così perché è tutto dannatamente diverso.
L’università prevede delle lezioni che non mi sentivo proprio di seguire. Ebbene sì, il mercoledì mattina la mia morale è in vacanza … lasciamola là, che nel resto dei giorni è fin troppo sotto stress, direi. L’università prevede anche rivedere un caro amico, godersi un sano nonrompetecazzeggioanchesedovreifarealtro, frequentare una lezione assurda quanto piacevole per piccoli dettagli. Piccoli dettagli, si fa per dire. Prevede anche un'eclissi solare, addirittura, in diretta dal cortile della ridicola sede di via Comelico … tanto senza occhiali o sufficiente resistenza non si riesce a guardare il sole più di qualche secondo prima di rimanere accecati. Anche se ora qualsiasi cosa fissi sia per me illeggibile, visto che la mia retina mi regala una macchina nera al centro della vista, il laboratorio sembra quasi più rilassante, meno unto.

Perché è tutto diverso, perché è come l’anno scorso e l’anno prima ancora, in cui la signorina Primavera prende la mia vita e di forza la gira completamente.

E poi un pomeriggio così, nella totale naturalezza di due persone che sembrano conoscersi da più tempo che 5minuti. Le giornate sono tremendamente più lunghe da quando mi sveglio prima delle 9 … e quando mi fermo un momento a riflettere, vedendomi seduto al sole di Porta Venezia, mi sento come all’inizio di una nuova giornata. Milano non è la verità e io sono soltanto un turista. Però sono un turista tranquillo, un turista senza guida né tabelle di marcia da seguire. Sono un turista fermo, che aspetta qualcuno, che non valuta se sia un minuto o un sacco di minuti da quando aveva detto di arrivare. C’è il sole, il cappotto è addirittura legato alla borsa da quanto fa caldo.
E poi un pomeriggio così, nella totale naturalezza. Io parlo e mi rendo conto che effettivamente non dovrei sapere niente di te. Tu smetti di parlare, tra una scarpa e l’altra, e quando giro lo sguardo per capirne il motivo ti vedo fissarmi e dirmi che effettivamente è la prima volta che ci vediamo.
E poi un sorriso non tradisce mai.
Forse uccide … mai tradisce.


Ora sono a casa. L’umore è sotto le scarpe che saltellavano fino ad una dozzina di ore fa. Curiosamente noto il parallelismo con il sole, sole che non c’è più.
Forse la signorina primavera è andata già a dormire, prima di me.
 
posted by mr`anf at 23:07 9 comments
lunedì, marzo 13, 2006

La prima settimana. La prima settimana come un’ennesima settimana, visto che già mi è capitato di riflettere, e poi scrivere qui, su un periodo di sette giorni. Forse perché la mente, inevitabilmente, gioca ad essere giusto quell’attimino razionale tanto da inquadrare, con ordine, il tempo della nostra vita.
La nostra vita.
Il tempo della nostra vita.
E’ proprio su questo che l’N-esima settimana si è concentrata. Cosa deve essere il tempo della nostra vita? Cosa è la mia vita? Dribblare utopie, scansare sogni troppo sogni, viaggiare sul filo della retorica per afferrare il senso degli anni prossimi che mi aspettano.
Vorrei prendere delle scelte. Troppo spesso mi sono lasciato scivolare addosso decisioni, senza motivo, neanche per una vera e propria pigrizia, solo perché in quel brevissimo lasso di tempo mi sembrava una cosa che poteva andare. Senza regalarmi neanche un minuto in più, una parte della mia vita veniva così decisa da un pensiero veloce quanto un batter d’ali. Cinque anni di liceo prima, tre anni di università poi. Quanto ho riflettuto su ciò che andavo a scegliere? Due nanosecondi? Mh, troppi. Forse un nanosecondo è una stima adeguata.
Mi trovo davanti ad un’altra scelta, ora, con un traguardo raggiunto e una strada davanti a me. Sole alto, campagna aperta, sterpaglie, caldo, completo da ufficio, telecamera sopra la spalla destra, leggermente dietro così da inquadrare giacca e orecchio, nonché il bivio davanti a me. Bivio, trivio, quadrivio. Tante vie. Una scelta. Non voglio seguire dei binari, non voglio seguire dei percorsi scelti da curricula universitari teoricamente più ovvii e performanti, né strade ideali solo perché appurate negli anni da tanti altri omini stanchi di pensare.
Ho ventidue anni, fra poco ventitre, e senza esagerare ho una decisione importante da prendere. I miei dicono io sia tremendamente pessimista, sbalorditi strabuzzano gli occhi quando mi sentono parlare così, quando scoprono che per me i trent’anni e il posto assicurato sono la morte della persona. Otto ore giornaliere, stipendio, casetta, famiglia, tentativi di recupero passioni vitali nei ritagli di tempo e nel fine settimana. Come quel pelatino seduto di fianco a me, sul treno, l’altro dì mentre tornavo da Milano. Faceva una telefonata normalissima ad un suo amico normalissimo, lo si capiva dal tono. Gli diceva di comprare quell’azione là, di vendere quella lì, da bravo economista o impiegato nella borsa di Milano, da consulente di alto livello o chissà cos’altro. E poi … e poi cambia discorso e chiede se è confermata la partita di calcetto di domenica, se la cena si fa per davvero. Bum. Mi sento quasi male, da girare la testa come non volessi sentire me stesso fra dieci anni, perfettamente vestito, intrepidamente lanciato a incastrare in una vita di merda quelle poche cose che mi rimangono per sentirmi un attimo vivo. I miei strabuzzano gli occhi, allibiscono a sentirmi esporre queste idee a fine cena, ma non so che fare: per me, ora, i trentanni e un lavoro da informatico assicurato sono la morte della mia persona. La mia morte. Chiaramente figurata, ma cosa c’è di figurato se mi si ficca una mano nel cuore, poi nella testa, e si tira fuori tutto quello che di vitale c’è?
Ho ventidue anni, fra poco ventitre, e senza esagerare ho una decisione importante da prendere. Niente binari quindi, niente scelte ottimali per un curriculum ottimale. Voglio sentirmi realizzato o almeno provare a studiare qualcosa che mi interessa davvero. Non voglio cestinare quella creatività che obiettivamente vedo in me da sempre. L’ultima cosa che desidero trovare è un nuovo ultrapatinato strumento hitech nel regalo del collega dell’ufficio a fianco. L’ultima cosa che desidero trovare forse è proprio il collega dell’ufficio a fianco.


Forse dovrei smettere di guardare nel cassetto.
Dovrei smetterla perché trovo solo i sogni di qualcun’altro.

 
posted by mr`anf at 01:01 22 comments
lunedì, febbraio 27, 2006

Doveva essere rinascita.
Doveva essere il momento da cui il sottoscritto riprendeva in mano se stesso, le sue passioni, i suoi propositi.
Diciamo che non è andata come previsto.

Laureato. Sì. Sono un dottore.
Cheffigo. -da leggere con tanta ironia-
Mi sento più vecchio, con un titolo che devo ancora capire di aver meritato, con sempre meno tempo davanti prima della soglia lavoro, con tanti sorrisi, lacrime e mani da stringere. Nonostante avessi minacciato di morte chiunque provasse a venirmi a vedere (e quindi mi imbarazzasse ulteriormente), alla fine della giornata mi sono reso conto di aver fatto una stronzata. Pace e amen. Sarà per la quinquennale, se la finisco. Un po’ di tristezza l’ho sentita: qualcuno che ci doveva essere è mancato e non riesco a far finta di niente. Pace e amen. Sarà per la quinquennale.
Ad ogni modo nella mia testa c’era un complesso piano di conquista del mondo: dopo la laurea tutto sarebbe cambiato, tutto sarebbe cambiato per farmi stare meglio. Un proposito qui, un proposito là … accumulandoli non erano mica pochi. A conti fatti a che punto sono? Zero. Eccheccazzo. Sono davvero capace solo di parlare, parlare, parlare? Vomitare parole, una dietro l’altra? Ultimamente mi sembra davvero di scoprire questo mio, spregevole, lato.
Bhe, ora sinceramente non mi sembra il caso di star qui a insultarmi, visto che già altri fattori si sono impegnati per farmi stare di un gran male. E’ finita una storia, ne accuso tuttora il colpo. Ora sarebbe il momento di raccogliere i cocci e rialzarsi a testa alta … solitamente sono molto bravo a far da consigliare, aiutare chi si trova in questa situazione, ma, come il più classico dei casi dimostra, quando ci sono dentro sono inerme di fronte ai ricordi, alle immagini, ai messaggi, alle facce. Che dire, l’umore di una montagna russa: su e giù, su e giù. Un giorno sto di merda, il giorno dopo sembra migliorare ma un niente mi sconquassa di nuovo, daccapo. Se poi scopro certe cose .. bhe .. allora prendetemi a bastonate che magari sto un attimino meglio.
Come se non bastasse mi arrivano poi soavi parole da amici a cui scopro di tenere tantissimo ogni giorno che passa. Soavi parole era ovviamente ironico, perché se in questi giorni non sdrammatizzo un po’ finisce che i buchi nell’armadio diventano ancora più grossi … altro che sbattere la porta, ci fiondo addosso tutta la testa che si fa prima. Nel saliscendi emotivo scopro pure di deludere qualcuno. Ok, poi mi si dice che esagero, però una delle cose che non vorrei mai nella vita è proprio deludere le persone che stimo di più, quindi direi che non esagero proprio niente. Non so nemmeno cosa dire: perché, come sopra, mi sembra solo e soltanto di parlare.
Poi una sera esco per non pensare e torno a casa dopo dieci minuti, perché lui era li. Torno a casa con l’immagine di loro che si baciano. E io che guardo. E io che non posso fare niente. Bene.

Insomma. Che dire. Una rinascita con i fiocchi. Già già.
Questo ammasso di caratteri non offrono neanche una piacevole lettura, insomma sembra un sequenza di piagnistei di chi vuol fare la vittima. Forse.
Bhe non è così. Non c’è proprio voglia di fare la vittima. C’è semplicemente uno stronzo che voleva stare meglio e invece è precipitato in caduta libera.
Per fortuna che certi amici sono davvero amici. Ci puoi contare, ciecamente. E’ proprio in questi periodi che puoi mettere gli spartiacque tra le cascate di “belle parole”: quelle di persone veramente interessate al tuo bene, e quelle che le dicono giusto perché è brutto non farlo. A voi vorrei dire un sonoro “grazie” e donarvi un abbraccio, che poi lo accettiate o meno. Ecco. Perché ve lo meritate, perché se no starei anche molto peggio.
Un grazie anche al vino, alla birra e tutti i miscugli dannosi al fegato … visto che mi regalano ore di nebbia totale. Meglio così, proprio così.

Ora penso andrò ad annebbiare ancora di più la testolina. Cercare di non pensare è l’unica soluzione … almeno finchè non mi finiscono i soldi nel portafoglio.
 
posted by mr`anf at 18:54 39 comments
giovedì, febbraio 16, 2006
...

il testo sparisce .. lascio i commenti.

però proprio non ti capisco.

...
 
posted by mr`anf at 23:53 12 comments
venerdì, febbraio 10, 2006

Oggi l’umore va un po’ così. E mi faccio accompagnare da chi la mano me la sa tenere saldamente, ma senza fare male. I Radiohead in cuffia. Rigorosamente musica in cuffia, rigorosamente volume alto così che le vibrazioni le senti persino nell’angolo più recondito del cervello.


Poca voglia di pensare, poca voglia di pronunciarsi su decisioni più grandi di me, ora. Sono stato chiuso in casa per due settimane a scrivere la mia bella&brava&educata tesi. Persino la sera, persino la mattina presto al posto del telefilm dei poliziotti in bicicletta.
Ho accumulato uno stress che mai mi era capitato: se mi sollevi una bozza di critica ti mando a fanculo, se mi rispondi male ti mando a fanculo, se non mi capisci ti mando a fanculo, anche se non fai niente ti mando a fanculo. Ho praticamente ricreato le più autodescrittive occhiate fulminanti tra me e mia mamma dagli ultimi cinque o sei mesi. Ho anche acquisito dei tic, fenomenale direi … mi si muovono le dita da sole, o il collo. Bello, nhè? Per non parlare del lessico e il dialogo verbale: persi completamente. Non riesco a racimolare quattro parole decenti per tirare in piedi una cazzo di frase; la gente mi parla e pensa che io sia ubriaco. Ottima impressione. Direi che troppa gente forse mi ha visto ubriaco ... e anche che è bello essere ubriaco. Penso che sarà una delle prime cose che farò, nei giorni immediatamente successivi alla laurea: vino rosso e via, di gusto, bicchiere dopo bicchiere, bottiglia dopo bottiglia. Ho voglia di levarmi di dosso questo pesante mantello di ansia e stress che mi porto dietro ormai da troppo, che pesa sempre più e non smetterà di aumentare nemmeno nella prossima settimana. Non sopporto più nemmeno questo groppo in mezzo al petto, il tipico magone che solitamente mi prende prima di un’esplosione di pianto per qualche profondo squilibrio emozionale. Mh. Non so. Non mi è proprio mai capitato … d’avere tutto questo stress … mi sento quasi come gli ometti in cravatta, nelle pubblicità, che devono bere quei cosini colorati che ti ridanno le energie per ripartire con forza.
Ad ogni modo, poca voglia di pensare. Soprattutto poca voglia di prendere decisioni un po’ affrettate dettate dal clima per niente favorevole. Voglio solo cercare di portare a termine questo ennesimo passo universitario e vincere, come da regolamento, le mie lettere puntate prima del nome. Poi … poi posso esplodere, ecco. Posso esplodere e sporcare tutti questi bei muri bianchi di quel sangue che più rosso non ce n’è. Basta che qualcuno raccolga, tra i miei resti, quel denso pugno ancora pulsante. Basta che qualcuno prenda il mio cuore e se lo porti a casa. Ecco.

Portami a casa, amore. Ho solo voglia di non pensare più.

 
posted by mr`anf at 20:29 13 comments
sabato, gennaio 28, 2006

Sento gli occhi stanchi. Bruciano un po'. Le palpebre pesanti. Sintomi di ore di sonno mal gestire ... e quando mai l'ho fatto bene? Mi piace stare seduto qui fino a tardi, nel silenzio, nel buio rotto soltando dalle due lampade di rosso tenue.
Bolle che salgono, bolle che scendono. Cera bollente. Cera malleabile.
Certe cose cambiano.

Non capisco perchè alla fine sia così. O meglio ... non capisco come ci siamo arrivati. Se ne parlava più per curiosità che per altro, non ne facevamo un problema, semplicemente non sapevamo dare il perchè. E ora è un qualcosa, di reale, impossibile da scordare. Se ne sta in un cantuccio, ci guarda vomitare parole su parole, malcontento su malcontento, standosene zitto ... crede di aver già vinto, aspetta solo che la preda stramazzi. Come un avvoltoio. Aspetta che io stramazzi. Aspetti pure. Tsk.
Aspetti pure, perchè io non ci sto. Perchè non ho mai creduto nel destino, nella fatalità, nell'aspettare inerme un "qualcosa" che cambi il mio stato vivente. Certe cose non sono come un treno da prendere alla stazione, da aspettare quando è in ritardo ... nè tantomeno da perdere. Io sono fatto così. E preferisco alzare il mento, mettermi di buona lena e camminare, arrivare dove devo arrivare senza che qualcuno o qualcosa mi dica quale binario imboccare. Non è anticonformismo, è semplicemente quello che si dice scegliere. Che sia la strada giusta o quella sbagliata ha un significato relativo, lo lascio ai momenti in cui potrò piangere e rimpiangere. L'importante è scegliere. Uccidere l'avvoltoio. Amare.
Ti voglio bene e non voglio finisca qui. Così.

Farsi scivolare addosso le cose è davvero stupido.
Come dice il mio amico Pierluigi, "la vita è una figata".
Non aspettarla al binario.
Al freddo.
Da solo.
 
posted by mr`anf at 01:08 14 comments
giovedì, gennaio 12, 2006

Era tutto perfetto.
Avevamo la gente, il pretesto, l'alchool e la demenza. Abbiamo tirato fuori dal cilindro uno di quei conigli rari, che nemmeno il prestigiatore si ricordava d'aver lì dentro. Un clima assurdo, amicizie che sbocciano come fosse primavera, pacche sulle spalle e risate ... come se ci conoscessimo da un'eternità.
Era tutto perfetto. Perchè cazzo bisogna rovinarsi con le proprie stesse mani?

Nessuno vuole giudicare nessuno, soprattutto nessuno vuole giudicare alcun sentimento, perchè la vita è tale proprio per quello che si sente, qui dentro il petto fin alle vibrazioni più remote. Eppure per una cosa così piccola, per qualche parola ma soprattutto orecchia di troppo, tutto si ingigantisce. Ci ritroviamo al gioco dei tre ... della puttana facilona, del cornuto rincoglionito e del vichingo bello come il sole. Ma lei chi la conosce? E lui da quando è cieco? Ma soprattutto l'altro chi l'ha interpellato? In un grande reality show, sono sempre e comunque gli spettatori a fare la differenza: quelli che in un primo momento guardano, inizialmente svogliati poi incuriositi, e dopo finiscono per parlare, sparlare, giudicare e trarre le conclusioni più disparate. Come in un grande spettacolo, sono quindi gli spettatori a dettare le regole. Chi conosce questa a cui piacciono tutti? E quel sensibolotto un po' sfigato? Ma soprattutto quel simpatico omaccione? Gli spettatori. E chi li tiene vivi? Gli spettatori. E chi li uccide? Sempre gli spettatori.

Divagazioni e ironie a parte, avevamo l'occorrente per partire alla grande e io avevo già allacciato la cintura. Adesso uno di quelli che mi bisbigliano dietro è pregato di muovere il culo e slacciarmela, perchè ho voglia di prendere e farmi un bel giro per i cazzi miei.


A presto presto, perchè so già che vi amerò di nuovo ... fra non molto.
In fondo sono un coglione, come posso serbare rancore?
 
posted by mr`anf at 23:49 14 comments
sabato, gennaio 07, 2006

Perché sono questi i momenti in cui non lo metto in dubbio neanche per un istante.
Perché sono questi gli istanti in cui tutto il resto scompare, il mondo è una giostra e noi abbiamo vinto un’altra corsa.
Perché sono questi gli attimi in cui mi odio per tutte le domande inutili che mi faccio.
Perché sono questi i minuti in cui mi sento come arrivato, in cui mi giro per guardarti rincorrermi con i capelli sciolti e un fiatone da chi fuma troppo.
Perché sono questi i secondi in cui un abbraccio durerebbe ore.
Perché sono questi i batter d’occhi in cui passa una vita davanti: la nostra.

Ti voglio bene.

 
posted by mr`anf at 03:23 8 comments
martedì, dicembre 20, 2005

L’acqua calda, mentre ti lavi le mani, è qualcosa di davvero piacevole. Ci resterei sotto per ore. Ti riscalda … piano … partendo dalle dita, poi per tutto il corpo. Fisso la mia pelle, il suo colore e le piccole bolle che il getto modernamente nebulizzato crea su di essa. Immobile, lascio che sia cascata … e mi perdo in pensieri per niente inerenti. In un breve secondo.

Sono felice?
Domanda delle 17 e 40 circa. Giornata tipo del mio stage, giornata tipo della settimana. A casa mi aspetta una serata, tutto sommato, tipo. Non mi lamento affatto, semplicemente contestualizzo. Domanda che sarebbe potuta uscire ieri quanto domani. Domanda che è meglio non chiedersi mai.
Sono felice?
Ma quando cazzo mai lo sarò. Quando potrò dire di esserlo? Forse il problema è semplicemente l’interpretazione di felicità, e le decine di filosofi con le loro migliaia di parole hanno già detto tutto. Felicità a momenti. “Toccare il cielo con un dito”, un’espressione che mi disse una persona, che mai avevo utilizzato e mai utilizzai poi, quasi come se la conservassi ancora in una teca di vetro. Toccare il cielo con un dito penso sia l’espressione che più si avvicini al mio concetto di felicità. Come posso quindi pretendere che questo sia ciò che sento in questo bagno alle 17 e 40 della mia giornata tipo, nel mio stage, in un dì qualsiasi della settimana?! Fondamentalmente, più ci penso più mi rendo conto che la mia felicità non esiste … anche se mi piace pensare che un giorno la proverò per più di qualche istante, di qualche ora, di qualche giorno. Vorrei svegliarmi ogni mattina con il sorriso, giocare con una gravità sfalsata e la leggerezza delle cose, sapere che un ‘tu’ c’è, uscire di casa senza scarpe e tornare indietro ridendo. Vorrei certezze implicite, bisbigliate.

Sono felice? Mmh … a tratti. Brevi. Brevissimi.
Come Buzz mi ha insegnato … questo non è volare, è cadere con stile.
E sinceramente non mi basta.
 
posted by mr`anf at 17:57 17 comments
martedì, dicembre 06, 2005
“… I geniali progetti che sono tutti uguali
Ed i geniali discorsi diventano banali
Ma la cosa più strana della nostra vita
E' che scivola fra le nostre dita …”

A ventidue anni non ho intenzione di fermarmi e riflettere sulla morte, riflettere su quanto possa essere corta la vita, quanto sfugga fra le dita. Eppure certe cose colpiscono … e mi risulta impossibile rimanere immobile, pensando a te che non sai dirmelo in altro modo, a lei che non saprà nemmeno cosa sia successo, a tutti quelli che credono di non aver dimostrato abbastanza.
La telefonata che muore, la gola che si secca: una situazione che ogni tanto immagino, perché fantasticare sulla morte non è un reato, ma che quando accade mi coglie sempre impreparato. Come posso con delle parole attraverso un fiammante modello tecnologico spiegarti cosa provo? Come posso abbracciarti da qui? Che poi non l’ho neanche mai fatto, che magari pensi pure sia fuori luogo … eppure è così che io esterno certi sentimenti, ed è così che vorrei farti capire cosa sento dentro.

Cammino per il centro commerciale e ci penso, per gli scaffali ci penso, mentre scelgo i dvd e i saporiti crostini ci penso, mentre pago ci penso … mentre guido veloce verso casa dei miei nonni ci penso. E’ assurda la coincidenza: una settimana fa mi sono fatto delle promesse, perché un nipote come me non se lo merita nessun simpatico nonnetto. Io sono fatto così: tanta, troppa gente critica il mio assenteismo, il mio sparire nel nulla … io sono fatto così … ma con loro no, non deve esserlo più. Perché nessuno si merita un nipote bislacco come il sottoscritto. Una settimana fa mi sono fatto delle promesse, la ricorrenza sarebbe caduta, ieri, per la prima volta. Coincidenze. Pesanti. Mentre guido veloce verso casa dei miei nonni ci penso. Quasi fosse l’ultima volta.

La vita è breve, i sentimenti no.
Ma finchè non si dimostra un cazzo, neanche un cazzo rimarrà.
Vorrei poter far qualcosa. Perché non siamo un film ... e non è bello pensare ci sia un primo e un secondo tempo.
Perché non è bello pensare che ci sia una fine.

Io posso morire. Voi no.
 
posted by mr`anf at 10:55 11 comments
lunedì, novembre 21, 2005

Conoscere una persona.
Conoscere una persona partendo in quarta marcia. Ne vieni travolto, come un fiume in piena … lui decide su quale masso andrai a sbattere, tu puoi solo sentire gioie e paure nell’impotenza generale.
Il tempo scorre veloce, per via del ritmo incalzante. E’ difficile rendersi conto dei particolari che fanno da contorno; sfuggono, sfocati, dietro agli angoli … scivolano, impalpabili, tra le dita come sabbia. Quando provi a voltarti, nella concitazione delle acque, vedi il tronco su cui eri seduto: con il naso all’aria guardavi gli uccelli volare liberi nel cielo … è una cosa che hai sempre voluto fare, volare. Poi, nella vita, talvolta si cade … volenti o nolenti. Quando provi a voltarti tenti di scorgere il tronco su cui ero seduto, ma non ci riesci: uno fra mille, uno fra tanti istanti della vita; sembrava così vero … e ora è soltanto pensiero. Giri di nuovo lo sguardo, cercando ora di capire dove andrai a finire. Non chiedi chiaroveggenza, solo un piccolo aiuto per poter ordinare biglietti di invito o condoglianze. Eppure non ce la fai, a vedere oltre il tuo grosso naso. Non riesci, non puoi. In totale balia delle onde, in totale balia degli eventi guardi te stesso come mai avevi visto prima: incapace.

Conoscere una persona partendo in quarta marcia. Sorridi mentre guardi i suoi capelli dimenarsi, ribelli, nel vento dei cento chilometri orari. Una macchina sportiva, un piede pesante sul pedale allungato … lui decide su quale masso andrai a sbattere, tu puoi solo sentire gioie e paure nell’impotenza generale.

E’ una cosa che hai sempre voluto fare … volare.

 
posted by mr`anf at 09:48 18 comments
giovedì, novembre 03, 2005

Non mi sto allontanando.
Io non mi sto allontanando.
Perché non lo capite? Perché è così assurdo credere in quello che sono i sentimenti, anche se non li si possono toccare con mano? Non voglio parlare di fiducia, né di fede. Ma perché mi sento così sbagliato in tutto questo? Mi sto ponendo dubbi, domande su me stesso, su cosa ho sbagliato o cosa sto sbagliando … e non riesco a venirne a capo.
Ne parlo addirittura con mia madre, che da qualche settimana sta diventando la persona con cui riesco a sfogarmi meglio: un ruolo nuovo, tremendamente strano. Ne parlo con mia madre e rivedo i miei stessi pensieri, le mie stesse conclusioni. Ne parlo con l’amico fidato e l’esito non cambia. Il fatto è che qui non è questione di avere ragione o meno, perché non me ne farei assolutamente niente: sembra che qualcosa sia segnato, che non bastino più affetto e propositi; sembra che ci sia impellente bisogno di prove concrete e dimostrazioni immediate; sembra che il tempo per voi non esista e per me sia il tipico salvarsi in calcio d’angolo; sembra che ora sia solo una questione teorica e di principio, quando in campo ci sono invece vite vere. Come può sussistere un discorso logico in tutto questo? Come potete applicare la matematica ai rapporti interpersonali? La vita non è un’addizione … questi sono i casi in cui 1+1 non è detto che faccia 2. Affatto.
A me sembra proprio non vogliate venirmi incontro … a me sembra proprio non vogliate capirmi. Orecchie chiuse, testa bassa, questioni di principio e tutti a casa.

Non c’è rancore, solo amarezza. Perché questo è uno di quei casi in cui la forte amicizia vi avrebbe dovuto far guardare tutto sotto un’ottica più grande … un’ottica in cui c’ero anche io, e non soltanto il vostro rapporto.

 
posted by mr`anf at 14:42 12 comments
mercoledì, novembre 02, 2005

Il giorno dopo. La testa piena di ricordi, di volti e suoni, di espressioni ed odori … eppure tutto sembra già così lontano. Ho passato due giorni e due notti stupendi, poterti stare accanto così a lungo era una cosa che aspettavo da tempo ed è arrivata ben prima del previsto. Ne sono felice, più che felice. Sembriamo avanzare in quarta: non bruciamo tappe, ma stiamo quasi divorando il tempo che non abbiamo mai passato assieme, golosi dell’istante che viene dopo, e quello dopo ancora. Ne sono felice, perché non ci sono pressioni, né pianificazioni … tutto sta procedendo senza una benché minima regola, e sta uscendo davvero davvero bene.
Dicevo … il giorno dopo. Il giorno dopo è sempre quello della riflessione. Inevitabilmente affronti i ricordi, i volti e i suoni, le espressioni e gli odori. Pensi che non volevi finisse, è ovvio. Pensi che godere di questi stralci di vita di coppia è quello che hai sempre voluto provare. Pensi che un giorno ti piacerebbe giocare a fare il grande, un giorno. Poi scendi dalle nuvole, rigorosamente planando con le ali del sorriso, e affronti una fase più particolare: ripensare a quelle cose che ora vorresti smussare, più modificare che cancellare, per rendere quei giorni passati ancora più speciali. Ovviamente non puoi farlo, quel che stato è stato … e quindi ti ritrovi l’estro artistico dello scultore d’istanti trasformato nel triste destino del malinconico pensatore. Sta di fatto che, nonostante non debba far altro che essere felice, qualche rammarico c’è: avrei voluto essere perfetto, avrei voluto farti sentire tutto perfetto … e sento che certe cose non andavano forse in quella direzione. Fondamentalmente sono un pirletto, più desideroso di dare il meglio che di essere perfezionista … solo che qualche debolezza salta fuori, qua e là. Nessuno è perfetto, anche se per te vorrei esserlo. Non sono triste, né mi sto pentendo di alcuna parola o gesto che sia. So che sei stata felice d’avermi tra le tue braccia, di avere me tra le tue braccia. Nel buio. Io lo sono di più.

C’è qualcosa, lì sotto, tra le fette di prosciutto crudo e la scamorza fusa. C’è qualcosa nel piatto che mi hai cucinato. E’ il bene che mi vuoi. E’ l’affetto che ci lega.
Sorrido.

 
posted by mr`anf at 14:21 6 comments
martedì, ottobre 25, 2005

Un’altra giornata di sole, contro ogni pronostico, ogni previsione, ogni granello di nebbia che mi sono lasciato dietro nella grigia Treviglio. Sono in anticipo e mi guardo intorno: il colpo d’occhio fa il suo effetto, piazza duomo è grande, densa di vita che non è soltanto numero … è folla di pensieri e vite, un vasto luogo di transito, bacino curioso per lo spettatore-da-più-di-cinque-secondi. Guardo su, perché troppo poco tempo si dedica alla volta che ricopre le nostre testoline: il cielo è sgombro da nuvole, di un blu leggermente spento per via della stagione che non può regalare i colori di un tempo. Girando la testa, un lampione interferisce … positivamente direi, perché è il soggetto perfetto di una foto perfetta: struttura classica, alto con tre o quattro rami finali, disegno sommariamente ottocentesco, leggermente sporco, quel tipico lampione cittadino che si staglia però su un cielo pulito tagliato da una scia d’aereo fresca fresca. Lo stupido imbarazzo non vuole farmi estrarre la fotocamera dalla borsa per fotografare, davanti a tutti, un altrettanto stupido lampione. Sono le cazzate che non voglio più sentire: apro, inquadro, inquadro meglio, scatto … classico, batteria scarica. Sorrido perché non penso di aver mai avuto batterie cariche nella mia vita. Una telefonata, sei arrivata e non ti ho vista. Sei in mezzo alla gente, girando di nuovo su te stessa in mia ricerca … alla prima rondata non mi noti nel marasma generale e ti fermi guardando il duomo, dandomi le spalle. Sorrido, scena perfetta. Senza far rumore mi avvicino a te. Finalmente posso stringerti.
Questo genere di momenti non lo voglio dimenticare.

Seduti su dei gradini guardiamo la gente sotto di noi: mille formiche in mille direzioni, tutti determinati, con un loro obiettivo, una loro meta. E noi fermi, su di un trono improvvisato. La giornata è finita, in un nonnulla tutto è passato … parole, facce, sguardi. Tutto sempre così velocemente. Ti circondo completamente, ti posso sentire rannicchiata tra le mie lunghe braccia … la tua testa piegata sulle mie ginocchia, il mio respiro disteso sul tuo collo … il tempo si distorce ancora, stavolta sono istanti lunghi secoli. Nel silenzio di tutti quei passi, siamo immobili soggetti di un’opera d’amore. Le dita fra i capelli, le dita sotto ai maglioni. E’ sempre difficile salutarsi.

Sono felice. Lo urlo per le strade, davanti a tutti. Perché io non me ne vergogno … e se potessi urlare tanto forte, lo direi al mondo intero.
 
posted by mr`anf at 12:53 9 comments
martedì, ottobre 18, 2005

Sento chiaramente le palpebre far da balconcino alle lacrime. Riescono ancora ad arginare la commozione, pronta dentro me ad esplodere in tutto il suo cristallino splendore.

Le immagini sono leggermente sfuocate, ma riesco ancora a vedere negli occhi del poeta romano il mio stesso problema. E’ incredibile come delle semplici parole, in un susseguirsi perfetto di accenti e singhiozzi, siano in grado di comunicare delle emozioni così … così forti. Seguo il suo gesticolare frenetico e insicuro, i quasi impercettibili balbettii e le futili attenzioni. Non capisco dove sia il punto d’incontro tra la mia vita e quella di questo poeta: niente ci accomuna, soprattutto la situazione così lontana dalla mia realtà, eppure mi sento quasi coinvolto in una reinterpretazione del tutto, in un mio immedesimarmi. Non afferro, ma mi sento dentro di lui … completamente in balia dell’impotenza, della sensazione di qualcosa che è perso per sempre. Sto per scoppiare, ma la scena finisce. Sono salvo. Mi volto verso destra per guardarti, precipitando nella mia realtà. In totale alienazione, le mie dita avevano smesso di incrociare le tue nel tanto amabile gioco delle mani. Cerco di capire se la cosa ti ha scosso allo stesso modo, vorrei raccontartelo ma non mi piace interrompere il flusso del film; eppure mi attardo ancora qualche interminabile istante sul tuo viso … sei tu, di fianco a me, nella penombra di un vecchio cinema milanese … sei tu che vorrei qui, e sei tu ad essere qui. La tua mano. Il tuo profilo. Tutto così surreale.
Il personaggio non è male, a tratti reale a tratti succube di qualche battuta da film. Benigni rimane una persona da stimare, per quello che ha fatto e che continua a fare: peccato per chi lo rinchiuda in una cornice politica … si perde la maggior parte dell’arte. Oddio. Ritorna … non avevo preventivato un’altra scena del genere. Il contesto è diverso ma la commozione ora sembra addirittura superare la precedente. Il vecchio iracheno non capisce una parola di italiano, non capisce una parola di ciò che il poeta romano gli sta dicendo, ma è in grado di leggere nei suoi occhi. E lo sono anche io. Assisto inerme alla più bella dichiarazione d’amore. Tra occhi lucidi, nuovi singhiozzi, nuovi balbettii e delle zucchine come conclusione, finisco per immedesimarmi ancora in lui. E’ inevitabile. Ed ecco che le palpebre sono il balconcino della mia riscoperta sensibilità, sono argini delle lacrime che stavolta non trattengo fino in fondo. Tu non vedi, asciugo con gesto tranquillo l’unica che mi è scappata. Sono all’apice, se mi urti scoppio. Ho il cuore fradicio e gonfio, non vedo più una sega e mi sento idiota a dirtelo. Tento di riprendermi nei minuti delle scene seguenti. Ad un tratto … tac, intervallo … mezze luci in sala. Una botta, come un frontale … emotivamente parlando. Mi volto verso destra per guardarti; di nuovo le mie dita avevano smesso di cercare le tue. Stavolta mi confesso, confesso la mia commozione che per niente si addice alla figura del ragazzo nella coppia. Non mi interessa sinceramente, e poi mi conosci. La più bella dichiarazione d’amore. “Se lei muore … qui si può smontare tutto … svitare e smontare tutto questa cosa perché non ha più senso”. All’incirca esordiva così, per poi lasciarsi andare in un precipizio emotivo culminante nelle zucchine. Esordiva così, la più bella dichiarazione d’amore. Mi sono commosso come non mi capitava da un bel po’ di tempo, da un bel po’ di film. Ti sto ancora guardando. Sei tu, di fianco a me, nella penombra di un vecchio cinema milanese … sei tu che vorrei qui, e sei tu ad essere qui. La tua mano, il tuo profilo, la tua gamba e il tuo maglione. Il tuo profilo. Il tuo viso e il tuo sorriso. Posso baciarti, e lo faccio. E' tutto così surreale.

Ti stringo forte, più forte del solito, quando fuori dal cinema ti sussurro che non mi sentivo così felice da tantissimo tempo. Ti stringo forte quando ti confesso che è tutta colpa tua.

 
posted by mr`anf at 16:44 17 comments
giovedì, ottobre 06, 2005
Piove.
E’ da qualche giorno che il tempo ci regala una pioggia degna del più tipico autunno. Mancano le dorate foglie secche, ma so che arriveranno.
Piove sulle strade, sulle macchine. Piove sui vecchi senza ombrello e sui bradipi senza una famiglia.
Piove sugli innamorati.

Pioveva lunedì, quando senza ombrello e senza giacca pativo acqua e freddo. Pioveva in Centrale, in Comelico, in Duomo. Pioveva anche in mezzo alla strada, dove giravi su te stessa in cerca della libreria che mi riparava la testa. Non giocare in casa è sempre difficile, in campo neutro lo è per entrambi. Avrei preferito piovesse quando sapevo dove portarti, ma ci siamo salvati comunque … perché tutto faceva soltanto da scenario; come marionette di una confezione di cereali, stavamo sorridenti in uno sfondo di cartone.
Sono passati pochi giorni e pioveva ancora, fuori dalla mia finestra. Pioveva la mattina presto, quando reduce da poche ore di sonno entravo in macchina. Pioveva nella pausa pranzo, quando correvo verso il centro commerciale, pigro con un ombrello in borsa. Pioveva nel tardo pomeriggio, quando sopravvissuto da troppe ore d’ufficio rientravo in macchina per addormentarmi nella guida del ritorno. Pioveva ieri sera, mentre tremavo? Attimi lunghi due ore. Parole che non avremmo voluto soltanto leggere. Evidentemente qualcosa non ha seguito il corso perfetto delle cose, quello da cui mi sarei voluto far cullare, almeno stavolta, fiducioso d’aver preso la corrente giusta. Volevo lasciare scorrere tutto da sé, e così è stato … finora … e così spero sarà di nuovo. Fondamentalmente non ci conosciamo e per questo non ci capiamo ancora. Peccati di leggerezza, peccati di presunzione. Siamo nella stessa barca, anche se agli estremi opposti.

Raccolgo le tue gambe di pastafrolla, le infilo sotto al braccio e incomincio a camminare: il viaggio sarà lungo e io sono già troppo stanco … non ho nemmeno le forze, la voglia, di aprire l’ombrello. Forse è speranza, forse solo una disarmante resa.
Continuo a ripetermi che non è cambiato nulla, sempre che tu sia stata sincera.
Continuo a ripetermi che la vita è un sogno infranto, forse.
 
posted by mr`anf at 10:24 20 comments
martedì, ottobre 04, 2005
E' strano quando ci si ferma improvvisamente, per qualche secondo, stupiti dagli ultimi pensieri circolati nella propria mente. Immobili, si riflette. Non tanto per la loro stranezza, ma per come ci siano arrivati: in silenzio, di nascosto, senza che ce ne accorgessimo, ma con una determinatezza d'altri tempi.

E così mi ritrovo, dopo soli pochi giorni, ad avvertire sicura quella che chiamano mancanza. Ma in discordanza con la mia malattia del pensatore, non c'è stata alcuna riflessione prima ... nessun quesito. Tutto questo mi prende davvero di sorpresa: per un attimo mi sento nel centro di una solare storia d'amore. E' un attimo ... in cui forse le circostanze banali quali una pausa pranzo in un non troppo affollato centro commerciale hanno giocato il loro ruolo di cornice, gettandomi in un giorno lavorativo tipo, con le relative aspettative annesse: tanta voglia di rivederti quando torno a casa. Corrugo la fronte, quasi non capissi quei brevi istanti per niente miei. Cerco di riprendermi, andando in bagno e lavandomi un po' il viso; mentre asciugo le mani sotto al nuovissimo asciugatore hi-tech, vedo il mio magro profilo riflesso nello specchio.
Lo sguardo si blocca. Come posso piacerti?
 
posted by mr`anf at 14:05 16 comments
lunedì, ottobre 03, 2005
Come sapete, non sono solito postare testi di canzoni; l'ho fatto solo una volta, di cui tra l'altro mi sono pentito (ma questa è un'altra storia).
Vorrei che, chi potesse, si procurasse questa canzone e la ascoltasse ad alto volume nelle proprie cuffie (nel caso le aveste) ... una, due, venti, cento volte di fila, come fa il sottoscritto, procurandosi un umore da baratro senza fondo e un magone da cento e lode.
Qui di sotto voglio riportare il testo, che letto così a sè stante potrebbe non colpire quanto invece fa se lo si segue durante il playout della canzone.

Se finora avete letto il mio blog, è perchè vi interessa almeno un minimo di me, di come sto. Se siete ancora di quest'idea, è bene che il mio attuale umore sia descritto da una di quelle cose della vita a cui non si potrebbe rinunciare, e cioè la musica: non ci sono parole, nemmeno quelle tanto giocosamente ricercate e ordinate dal sottoscritto, che possano descrivere il tutto meglio di queste voci soavi.

Fidatevi di me, ve ne prego. Grazie.


Where are we?
What the hell is going on?
The dust has only just began to form
Crop circles in the carpet
Sinking, feeling
Spin me around again
And rub my eyes
This can't be happening
When busy streets
Amess with people
Would stop to hold
Their heads heavy
Hide and seek
Trains and sewing machines
All those years
They were here first
Oily marks appear on walls
Where pleasure moments hung before
The takeover
The sweeping insensitivity of this still life
Hide and Seek
Trains and sewing machines (you won't catch me around here)
Blood and Tears
They were here first
Hmm, what'd you say, mmm, that you only meant well?
Well, 'course you did
Hmm, what'd you say, mmm, that it's all for the best
Because it is
Hmm, what'd you say, mmm, that it's just what we need
You decided this
Hmm, what'd you say, mmm, what did she say?
Ransom notes keep falling out your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut-outs
Speak no feeling, no I don't believe you
You don't care a bit, you don't care a bit
(Hide and Seek)
Ransom notes keep falling out your mouth
Mid-sweet talk, newspaper word cut-outs
(Hide and Seek)[carries on through rest of song]
Speak no feeling,I not believe you
You don't care a bit, you don't care a, you don't care a bit
Oh no, You don't care a bit
Oh no, You don't care a bit
Oh no, You don't care a bit
You don't care a bit
You don't care a bit
 
posted by mr`anf at 20:16 29 comments
mercoledì, settembre 21, 2005
Non ho mai negato di essere una persona superficiale, e non ho nemmeno mai negato il mio fermo scetticismo in quelle cose riguardanti destino ed astri. Ma certi giorni ti mettono davvero a dura prova ...
E’ molto che non scrivo sul blog, principalmente perché sono stato abbastanza impegnato tra scartoffie burocratiche per il completamento del mio corso di studi: tirocinio e elaborato finale. Ad ogni modo voglio raccontarvi questi ultimi tre giorni, in cui la mia pazienza è stata messa a dura prova e i fatti hanno dimostrato che le lezioni di vita esistono davvero.
Sperando d’essere meno pirla d’ora in poi, ecco a voi l’epopea.

lunedì 19 settembre 2005
Finalmente decido di informarmi per la laurea specialistica dopo questo triennio, peraltro ancora solamente un dubbio nella mia mente. Pochi minuti dopo raccolgo le braccia dal terreno: ho appena scoperto che il termine ultimo per la preiscrizione è il 10 settembre 2005, e non ci sono modi per recuperare la cosa.
Panico. Poi svanisce e prende piede una fortissima delusione: mi sento un deficiente, per il mio continuo posticipare ogni cosa, per la mia incredibile superficialità in occasioni che non la tollerano. "E ora come lo dico ai miei?"

martedì 20 settembre 2005
Dopo aver mandato un pochetto giù il groppo in gola e dopo averne discusso con mia madre (il papà credo ne sia ancora allo scuro), mi rimbocco le maniche e contatto chiunque possa aiutarti, compresi rami mafiosi. Vengo a conoscenza di non essere l'unico in questa situazione e che esiste un modulo di "esposto" che, presentato in segreteria di via Celoria, può dare la possibilità di rientrare in ritardo. Chiamo subito la segreteria di via Comelico, mi dicono che devo presentare il documento prima di pagare il bollettino; cancello ogni dubbio e preparo tutto il necessaire per l'indomani mattina. Speranza ritrovata, morale leggermente salito.

mercoledì 21 settembre 2005
Spavaldamente, esco di casa diretto alla stazione di Treviglio ... pronto per la giornata salva-culo. Eppure non pensavo che sarebbe stato tutto diverso da come avevo preventivato.
Si parte con un ritardo di 30 minuti sul 10.15, cosa che comincia a preoccuparmi visto che la segreteria di via Celoria (ad una quindicina di minuti dalla stazione di Milano Lambrate) chiude per le 12; confido nel mio passo svelto una volta raggiunto il suo della metropoli e cerco di non andare in agitazione.
Alle 11.30 sono nella segreteria, piena di calore, sudore, umanità sofferente, e tanti ragassini pronti ad iscriversi al primo anno. Sento un più che giusto senso di superiorità, quello che tenti di far valere quando sei in quinta liceo e arriva il primo, o sei in terza media e arriva il pischello dalle elementari. Faccio la canonica fila e dopo 10 minuti, alle 11.40, parlo con una cinquantenne bassa, grassa, con i capelli tinti in modo pietoso e i denti ingialliti dal fumo. Panico. Diversamente da come mi aveva detto, in modo categorico, l'impiegato dell'altra segreteria contattata il giorno precedente via telefono, mi sarei dovuto presentare con un bollettino postale di 30 euro già pagato. Panico. Pezzi di merda, non sapete neanche dare informazioni. La signora, in modo abbastanza rude, mi fa capire che le sto facendo perdere tempo e mi liquida con un "Paghi il bollettino e torni qui entro 20 minuti, perchè noi chiudiamo. E oggi è l’ultimo giorno utile". Mi sposto, borbotto qualche insulto perchè mi pare giusto, e cerco di raccogliere le idee. Apro il portafoglio: conto a malapena 20 euro in contanti, non ho il bancomat (carta rotta la settimana scorsa). Ritorno dalla vecchia e in modo alquanto scocciato le faccio capire che ero stato informato male, lei non ne vuole sapere e mi dice di andare dal capo ufficio, al piano superiore.
Davanti alla stanza c’è un’altra ragazza, faccio due chiacchiere per sciogliere i nervi e scopro che nonostante abbia pagato la tassa il computer centrale dell’università non è dello stesso parere: la tipa è scocciata, e cerca forse di mostrare quanto la sua situazione sia problematica … peccato che due minuti dopo si deve ricredere … la mia storia ha del surreale e termina con “Bhe, a sto punto perderò un anno per la mia superficialità e l’incompetenza di quell’altro impiegato” … lei sbigottita e incredula continua a ripetermi che ci deve essere un’altra soluzione. Lo spero anche io, ma so che non è così. Dopo pochi minuti posso entrare nell’ufficio. Il capo è una signorina sui trent’anni, capelli biondi ricci, occhi larghi di un blu davvero profondo, mai visto niente del genere. Si dimostra abbastanza acida in certi frangenti, sottolineando che quello più nel torto sono io con il mio ritardo; ovviamente annuisco con uno sproloquio di scuse. Ad ogni modo, appena scopre che l’altra segreteria non solo mi ha detto la cazzata riguardo al bollettino posticipato ma non mi ha nemmeno informato che oggi era l’ultimo giorno utile, afferra il telefono e comincia a insultare in modo elegante (abilità rinomata tra i cosiddetti capi) qualcuno dall’altro capo, evidentemente responsabile del settore burocratico di Comelico. Messa giù la cornetta, mi fa più o meno gentilmente capire che non ci sono molte alternative: devo pagare questo bollettino e consegnarlo, insieme ad un altro modulo (fortunatamente fornitomi all’istante), entro e non oltre oggi. Vi giuro che è brutto trovarsi in queste situazioni, dire che non si hanno 30 euro nel portafoglio e neanche una carta bancomat, rotta la settimana prima. L’abile consiglio della capoufficio è: “Chiedili a qualcuno” … non fa una grinza, peccato che la veste di beggar non mi si addice, e nessun mio amico è presente a darmi il sostegno necessario. Ormai la segreteria al piano di sotto sta chiudendo e sinceramente non vedo una soluzione, quando la signorina dagli occhi blu mi allunga la vita di un’ora: “Senti, ci vediamo qui per le 12.50. Cerca di portarmi la ricevuta del bollettino, se no non si può far nulla. C’è un ufficio postale in via Pascoli, mi sembra … chieda indicazioni, quello lo può fare, no?”. Non prendo molto sportivamente la frecciatina, visto che quando vengono messe in discussione le mia capacità senza che vengano testate mi incazzo alquanto. Ad ogni modo ringrazio ed esco.
Scendo le scale, mi trovo fuori dall’edificio … guardo dei sacchi dell’immondizia e non ho proprio alcuna ispirazione: “Che cazzo faccio adesso?”. Informo mia mamma per telefono delle varie vicissitudini e le chiedo tutti i dati della mia carta postepay, ovviamente lasciata a casa (chi penserebbe di doverla utilizzare, se non per l’e-commerce spaparanzato sulla poltrona del pc?). Ora è il momento di chiedere dove sta questo benedetto ufficio postale.
- Coppia di signori ben vestiti, probabilmente docenti? Chiedo … riposta: non sono di milano.
- Poco invitante e alquanto brutto signore del parcheggio, con giacchetta arancione fosforescente diventata ormai di moda, quasi regalasse una sorta di autorità. Chiedo … risposta (in una lingua che assomiglia all’italiano): non lo so, è il mio primo giorno qui.
Comincio a muovermi nella direzione del politecnico, unica indicazione sommaria datami dalla capoufficio. Mentre mi dirigo verso il parco, fermo chi mi sembra potenzialmente utile
- Coppia di ragazzi, verso i trenta. Chiedo … risposta: uno dice di non essere di milano, l’altro sa finalmente dirmi d’attraversare il parco e andare nella via nell’angolo opposto a dove siamo ora. E’ già qualcosa.
Attraverso il parco e comincio a rendermi conto che non sarà poca la strada che devo fare. Comunque mi servono ulteriori indicazioni, perché finito il parco so solo quale via imboccare, ma niente di più.
- Ragazzo trentenne tipicamente vestito ancora dalla mamma, quello stereotipo da pubblicità. Chiedo … risposta: non sa dove si trovi l’ufficio postale, ma mi conferma la direzione per via Pascoli.
- Una signora poliziotta! Il rigore della legge, la disponibilità verso il cittadino, e anche donna! “Sono a cavallo” penso. Chiedo … risposta: mi conferma anche lei via Pascoli, poi attraversa un breve periodo di trance e improvvisamente dice di ricordarsi di un ufficio postale; mi spiega indicativamente di andare dritto e ad un certo punto girare a destra. Sono al punto di prima: Milano non è Treviglio e le vie sono larghe un’infinità e lunghe ancora di più.
Imbocco finalmente via Pascoli: è la tipica via milanese … un’interminabile ammasso di macchine parcheggiate, asfalto, alberi a centro strada, e orizzonte non percettibile. Entro nel primo bar che incontro:
- Sorridente signora cinquantenne, davvero cortese. Chiedo … risposta: indicazione praticamente perfetta. Stavolta mi è andata la grande. Peccato che alla domanda “Quanto dista? Cinque minuti?” non sembra essere dello stesso parere … poi si corregge dicendo “Bhe, dipende dal suo passo …”.
E’ un invito a nozze, sfodero il mio passo felpato sfrutando le gambe lunghe e dopo non molto arrivo nella zona in cui avrei dovuto svoltare. Chiedo ad un’altra signora, fermandola e facendole così perdere il semaforo verde dell’attraversamento pedonale (a Milano è una ricchezza). Ormai sono vicino. Nel giro di cento metri lo vedo, l’ufficio postale … entro fiducioso.
L’ambiente è piccolo e sviluppato in larghezza, affacciato sulla strada con grosse vetrate invece che muri: questo in una città come Milano può essere scenografico ma assai rischioso … nonostante il freddo di questi ultimi giorni, la metropoli si conferma sempre 5 gradi sopra alla temperatura media. Mentre l’effetto serra e i raggi ultravioletti mi stanno bruciando vivo, avanzo lentamente in coda. Una vecchietta, molto più larga che alta, fatica a camminare ed è proprio quella davanti a me. Comincio a soffrire di nervosismo e il “blocco” stradale non fa altro che peggiorare la situazione. Fortunatamente si libera uno sportello a fianco, tocca a me e mi ci fiondo. La domanda è semplice: “Posso prelevare i soldi che ho sulla mia carta Postepay? Ho qui tutti i dati, sono l’intestatario e ho anche i documenti per verificarlo”. La commessa sembra dirmi di sì, ma poi si rende conto che in verità non ha capito la mia domanda e mi invita a ripeterla. L’attimo, l’illusione, dura così poco. La risposta è no, e detta anche in coro al collega ficcanaso vicino a lei. Nonostante reputi questa cosa una grande cazzata, esco salutando cortesemente. Che dire … ricado in una depressione misto rabbia contro e solo contro me stesso che è indescrivibile. Il fatto che quel segretario di Comelico mi abbia dato l’informazione sbagliata che alla fine ha sputtanato tutto non riesce a consolarmi, quasi non mi rendo conto dell’importanza che abbia in tutta questa faccenda … sono solo in grado di vedere la mia superficialità. L’amarezza è tanta. Chiamo di nuovo mia madre, per dirle che a questo punto non posso davvero fare più niente; ovviamente non sprizza di gioia ma non mi dà neanche del pirla, evidentemente capisce che non avrebbe senso farlo ora. Decido comunque di tornare dalla capoufficio, per dirle che non sono riuscito a fare questo bollettino e che quindi perderò un anno, aspettando settembre06 per iscrivermi a questo biennio di specialistica.
Quando suono al citofono della capoufficio, mi aprono subito. Salgo le due rampe di scale e le comunico la triste novella. Tento di spiegare quanti imprevisti, quante cose siano intervenute in tutta questa epopea che non dipendessero da me, nonostante sia tutto partito da un mio ritardo. Mi ferma quasi subito, non interessata a sentire il mio racconto (non la biasimo) e si ferma, in posizione pensante. Comincia a spiegare che non è affatto giusto che io non riesca a consegnare questa benedetta domanda, perché oggi è dopotutto l’ultimo giorno disponibile e come tale mi dà il diritto di provarci fino in fondo. Sta di fatto che mi infonde nuova speranza: mi chiede se sono in grado di tornare per le 15.30, con il bollettino pagato, il libretto universitario fotocopiato e il piano di studi stampato (dettagli che fino a quel momento avevo fatto passare in secondo piano, ma non meno importanti e di cui ero sprovvisto). Faccio due rapidi calcoli, penso agli orari dei treni, alla mia velocità in bici e alle poste centrali di Treviglio. Fiducioso dico di potercela fare, e ci salutiamo.
Comunico la novità a mia mamma (che ho praticamente sempre tenuto informata degli sviluppi) e con lei mi accordo di trovarci direttamente alle poste, con i soldi e il libretto, in modo da risparmiare più tempo utile. Arrivo a Lambrate, spendo altri 5 euro e 20 per assicurarmi andata-ritorno e aspetto il mio treno, mangiandomi una piadina arrotolata appena acquistata al bar della stazione. Niente di che, ma passabile, visto che non mangiavo niente dalle 8. Ovviamente sul treno si dorme, in modo categorico.
Giunto nella ridente città trevigliese, impugno la bici e mi lancio verso le poste, dove mia mamma ovviamente c’è e mi passa i testimoni. Ho solo 20 minuti prima che il treno utile passi per la stazione Centrale appena lasciata: faccio tutto abbastanza velocemente, fotocopie comprese. Alle 14.05 sono già pronto per prendere il treno che di lì a 10 minuti sarebbe passato ma … ovviamente Trenitalia mi vuole bene e, mantenendo una coerenza degna del miglior filosofo, mi regala un altro ritardo: stavolta non 30 minuti come la mattina, ma solo 15. A questo punto comincio a pensare che forse c’è davvero qualcuno o qualcosa che mi sta cercando di allontanare da questa cazzo di specialistica: troppe coincidenze, troppi fatti assurdi, troppi imprevisti. Io ho i piedi per terra e non credo in niente che non riguardi la grande legge del causa/effetto (in questo caso probabilmente interpretabile in “sei un pirla, questo è quello che ti meriti”). Il treno arriva in orario nel ritardo, cioè alle 14.30. Ovviamente sul treno si dorme, in modo categorico.
Rifaccio per l’ennesima volta la strada Lambrate-via Caloria e mi dirigo verso i fighissimi (qui c’è molta ironia) terminali sifa, degli sgabiotti di un metro, materiali anni 90, utilizzati per accedere e stampare vari stupidi moduli riguardo lo studente. Certamente non poteva andare tutto liscio: per cinque volte, dico cinque, effettuo il login in una macchina, cerco il documento, lo sfoglio e mando il comando di stampa … cinque volte, una per ognuna delle cinque macchine che ho provato … e tutte mi dicono “MALFUNZIONAMENTO STAMPANTE. Chiamare assistenza”. Volevo provare se un calcio ben assestato poteva essere interpretato come “assistenza”, ma proprio in quel mente il ragazzo che impersona il tecnico di quell’ala universitaria mi vagabonda a fianco. Gli descrivo la situazione e dopo un ovvio “Impossibile” mi invita a ritentare, illustrandomi le locazioni delle centinaia di macchine simili per tutto l’edificio. Alla sesta macchina la stampa parte: ho i documenti, devo solo presentarmi dalla capoufficio.
Sono le 15.25, mi permetto addirittura di arrivare in anticipo ma tanto c’è coda e quindi la “bella figura” (quale non lo so) sfuma sulla sedia in cui mi lascio profondare, poco fuori l’ufficio. La stanchezza è tanta, ho fatto un bel po’ di km a piedi e sinceramente le gambe cominciano a mandarmi a cagare, insieme alla mia coscienza, a mia mamma anche se non lo dice, e a molte altre vocine nella mia testa. Tocca a me, entro e vengo accolto da un simpaticissimo “Finalmente ce l’abbiamo fatta?”. Mando giù perché vedo che comunque c’è meno –frecciatina- in confronto alla mattina, anzi sembra quasi avermi preso a cuore (del resto, se sono lì con la possibilità di iscrivermi in ritardo il merito è solo suo). Consegno il bollettino e in cambio ricevo un ennesimo modulo da compilare: fortunatamente conosco le risposte per tutti i campi, addirittura il numero esatto di crediti che ho conseguito … e alla casella “sesso” metto “M” e non la “X”, come feci alla mia prima compilazione del modulo di immatricolazione del primo anno (lo so, è ridicolo ma evidentemente ero soprappensiero). Quando le porgo il faldone di documenti bello e pronto, mi rendo conto che ce l’ho fatta, che dopo una giornata così assurda alla fine il sottoscritto ha trionfato contro la burocrazia, la propria superficialità e le teste di cazzo che danno le informazioni a metà. Ora c’è solo da correggere il cognome che lei ha messo sulla lettera diretta al rettore: “Io mi chiamerei Paccagnella, non Paganella …”.
 
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martedì, agosto 23, 2005
Mi bastano due parole, due colori, due note di pianoforte per commuovermi e sentire un corpo pesante al centro del petto, i polmoni stanchi e il respiro pieno di etere.

Se tu stai male, io sto male.

Non sono in grado di cambiare, inevitabilmente sbaglio. Dovrei forse fare come dici tu, godermi la vita senza preoccupazioni eccessive, senza utilizzare così tanto questa materia grigia incastrata nella testa ... o forse dovrei davvero darmi una regolata, una volta per tutte. Ma cosa significa, poi, darmi una regolata? Con più resa che pigrizia, riconosco il mio essere fatto così ... inevitabilmente sbaglio.
Ho sempre, sempre, tentato di essere gentile, disponibile ... caro ... con tutti. In dono un sorriso, in cambio un viso. E la vita finora non mi ha evitato, facendomi legare a persone così speciali che nessuna mia parola saprebbe ora descrivere. Ho sempre, sempre, tentato di essere un bravo ragazzo, gentile, disponibile ... caro ... con tutti. In dono un abbraccio, in cambio un viaggio. Eppure ... eppure non riesco a cancellare la scia di dolore dietro di me.

Un giorno forse ... mi sposerò.
 
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domenica, luglio 31, 2005
L'umore non è dei migliori. Ho sempre avuto questo senso di malinconia prima di ogni partenza, da quando ho memoria di una qualsiasi vacanza. Probabilmente è il mio affezionarmi nel profondo a persone, luoghi, colori e suoni, che mi rende così difficile allontanarmici. Sta di fatto che sono triste. Rivaluto la possibilità di tornare a casa una settimana prima e riprendere a respirare, uscendo dall'apnea affettiva calabrese. Non voglio essere frainteso: il mese di agosto coniugato alla tipically-terronèe Brancaleone è ormai da qualche anno un binomio particolare, un microclima cerebrale in cui la mia mente viaggia ancora più velocemente, in cui rifletto su ciò che sono e che ho, su ciò che mi aspetta dopo questo giro di boa ... un po' come se fosse il natale come esame di coscienza.

Domani parto. Lascio il mio poco ridente paesello senza gravi tristezze, opprimenti pesi di solitudine ... quest'ultimo periodo è stato anzi denso di scambi emotivi, dei rapporti interpersonali che piacciono tanto al sottoscritto ... parlando ovviamente in termini di qualità, e non propria quantità. C'è un po' la paura di ciò che mi attende al ritorno, o meglio, del forte sbalzo tra le due diverse realtà ... spero solo di recuperare in fretta la personalità che mi accompagna nei restanti 340 giorni annuali, quando sarò di nuovo a casa.

I'll miss you all.
 
posted by mr`anf at 13:34 5 comments
martedì, luglio 26, 2005

I'M SHINING OUT THERE
Non so far altro che ammirare l'io che vorrei essere, mentre mi deludo di nuovo.
http://www.deviantart.com/deviation/21001565/
 
posted by mr`anf at 13:48 4 comments

DRINKING PINK LOVE
Talvolta non riconosciamo l'amore nemmeno se è nelle nostre stesse mani. Accade quando è ormai troppo tardi.
http://www.deviantart.com/deviation/20973796/

Ebbene sì, anche io ho ceduto all'innegabile fascino della fotografia ritoccata, al tentativo di trasmettere grazie al visivo delle emozioni. Come potevo non cimentarmi anche qui? Lo faccio, o almeno ci provo, con la musica e con la scrittura ... mancava qualcosa.
Sia chiaro ... sono più che agli inizi: conoscenze di base scarse e strumenti di lavoro ridicoli, ma mi arrangerò quanto meglio, tentando di esprimere ciò che sento dentro.

A questo proposito voglio avvertirvi che mi sono iscritto al mitico www.deviantart.com e potrete trovare la mia pagina a http://mr-anf.deviantart.com ... ad ogni immagine postata laggiù, ne corrisponderà una qua, con relativo link.

Sperando che commentiate, quaggiù, anche le mie foto e non solo gli scritti, vi saluto con tanto affetto ...
 
posted by mr`anf at 01:53 3 comments
mercoledì, luglio 13, 2005
Se non scrivo da un po' i motivi sono due: o l'ultimo tormento era un precipizio o l'attuale momento è decisamente propizio. Per fortuna mia, la prima è da scartare, in quanto caduta con paracadute ... prevista e quindi già studiata nelle sue particolarità; per gioia mia la seconda è da confermare: da qualche settimana tutto sembra essere meno malinconico, io stesso sembro essere meno malinconico.
Devo ringraziare l'estate, o più precisamente il sole, che con il suo bel tempo è in grado di cambiarmi l'umore in una maniera impressionante; devo ringraziare lo studio (assurdo!), perchè si riconferma la migliore medicina per chi, come me, è afflitto da una grave forma di malattia del pensatore ... mente occupata, meno paranoie: facile, no? Devo ringraziare le vecchie passioni riprese in mano, come giocattoli abbandonati per troppo tempo in un angolo della stanza. Insomma ... c'è quasi l'illusione che stia finalmente pensando un po' a me stesso, a recuperare l'ometto alla deriva che sono sempre stato.
Ora non voglio fermarmi per capire quanto durerà tutto questo, un po' per paura della risposta che potrei darmi, conoscendomi, un po' perchè pensare è momentaneamente escluso dal mio vocabolario.
 
posted by mr`anf at 00:58 7 comments
mercoledì, giugno 29, 2005
Non c'è modo di condividere questo stato d'animo. Non è semplice amarezza, non è malinconica tristezza nè semplice magone ... è ancora di più, qualcosa di più, perchè non c'è niente di vero in quello che mi causa tutto questo. E il punto è proprio qui: un sogno è peggio di qualsivoglia realtà. Perchè devo raggiungere il mio miglior umore in un mondo che non c'è? Perchè devo essere finalmente felice in una così effimera dimensione? Perchè, per poi svegliarmi? Per poi stare male?
Il treno è surrealmente ok, mi guardo intorno per curiosità e ti noto. Sorridi. Sei seduta dietro di me e non me ne ero neanche accorto. Ti alzi e ora mi sei di fronte. Non ci sono molte parole, ma il resto è l'emozione di un secolo. I miei secondi di incomprensione sono sulle dita di una mano, poi il tutto lascia spazio ad un'invasiva sensazione di gioia, scalpitante gioia. Non può essere vero, non puoi essere tu e non posso essere io. Mi godo quel mezzo minuto in cui potrebbe esplodere il mondo intero ma sarebbe irrilevante, me lo godo fino in fondo, allargando un sorriso da paresi facciale ... di specchio al tuo.
"Ma ... perchè?"
Non riesco ad evitare la domanda. Le tue parole sono poco rassicuranti ... eppure non mi interessa, sento di essere indescrivibilmente felice, avverto il sorriso sul mio volto, apprezzo la tua intraprendenza e apprezzo che sia verso di me.

Vorrei poter correre senza arrivare da nessuna parte. Vorrei periodicamente cadere in un burrone. Vorrei non poter gridare.
 
posted by mr`anf at 09:17 2 comments
domenica, giugno 26, 2005
E' sempre bello fare quattro chiacchiere da un'ora e mezza con te. Dopo così tanto tempo che non ci sentivamo, farmi un po' gli affari tuoi mi ha riavvicinato alla twenteen che conosco.
Devo dire che non mi riesce così facile studiare dopo quella telefonata ... non perchè io sia rimasto shockato da chissà cosa poi, ma più vado avanti a leggere queste slides di grafica, più penso a qualcosa d'altro: al nostro piccolo mondo, così perfetto nella sua intoccabile cornice, che sembra essere sempre più lontano, sempre più distante.

Quello che sento non è tristezza, nè rabbia ... è soltanto del semplice magone, con un sorrisino lieve sul volto e una lacrimuccia per i tempi andati incapace di saltare fuori. Non capisco cosa esattamente abbia innescato questo vero e proprio rivangamento emozionale in me, o forse lo sappiamo entrambi ma non vorrei sminuire così erroneamente il mio attuale stato d'animo. Sta di fatto che più ci penso, più mi dispiace per qualcosa che non ci sarà più.
Ogni vostro passo avanti, è uno nostro indietro. Sara così. Lenta quanto vuoi, ma dannatamente inesorabile.

Sospiro ...
 
posted by mr`anf at 15:49 0 comments
lunedì, giugno 20, 2005
Non so spiegarmelo sinceramente, ma è bastata una notte di intenso movimento onirico (ovviamente già rimosso) a farmi superare la crisi, o forse anche il semplice guardare il mondo là fuori ... in cui non tutto è così brutto senza di te.
Sembrava l'insormontabile, irrazionale problema che mi avrebbe accompagnato da qui a un po' di mesi fino all'estate calabrese, in cui pensare non è un optional ma un affermato costume del mio appartamento ... pessimo binomio: mi sarei probabilmente trovato ad assaporare insipda acqua calda, a sbattere la testa al muro e a stringermi nel divano troppo piccolo per il mio metro e ottanta circa.
Sembrava.
Sembrava. E ora non sembra più.
Non mi voglio sbilanciare troppo, non voglio dire che non è, preferisco garantirmi comunque un minimo margine di incertezza ... si sa, non è che la determinatezza e la stabilità umorale siano miei chiare doti. Ad ogni modo una cosa è certa: non sto male, anzi tuttaltro ... sono proprio happy per te.

Ora però sono proprio curioso di sapere che cosa ho sognato ...
 
posted by mr`anf at 13:37 1 comments
venerdì, giugno 17, 2005
La situazione è snervante.
Non trovo una soluzione, non so proprio che fare. Consigli che piovono a destra e a manca, da ogni dove. Ho chiare davanti a me le due possibilità: la realtà nuda e cruda, l'impatto diretto e il dolore lancinante, oppure la distanza forzata, il fingere che non ci sia nulla, tenendosi occupati mente e corpo. Non c'è logica nè abbastanza forza per la prima, non c'è praticità nè abbastanza coraggio per la seconda; mi ritrovo quindi punto a capo, in un limbo ben peggiore dell'inferno, come in attesa di un colpo grave in grado di stendermi duramente.
Stravolgo ogni tua parola, ogni tuo gesto ed espressione. Interpreto e reinterpreto erroneamente la leggerezza che ti circonda, la faccio mia pena personale, mia tortura notturna. Somiglio a me stesso tre anni fa, ora però in circostanze leggermente differenti, ma con la stessa gelosia tredicenne ... così stupida e così vera. E' un comportamento fuori luogo, perchè in primis non te lo meriti: non è giusto, per niente, nei tuoi confronti ... rovinare i momenti di gioia altrui non è una bella cosa, figuramioci un mio diritto.

Qualcosa deve cambiare. E di certo non sei tu.
 
posted by mr`anf at 00:58 2 comments
martedì, giugno 14, 2005
Non appassirà mai.
Non appassirà mai.
Il gioco di parole concede spazio alla nostra situazione, alla nostra relazione.

Vorrei non appassisse mai.
 
posted by mr`anf at 00:13 1 comments
sabato, giugno 11, 2005
Hai passato un’altra giornata nell’inquinata metropoli lombarda. Ci sei andata per una precisa ragione, niente palle, niente compleanni. Ridi quando te lo chiedo, forse perché è curioso come io abbia indovinato al primo colpo, o forse perché tenti di sdrammatizzare qualcosa che non ti piace.
In due settimane sarà la quarta volta che lo vedi … mi immagino la tua, ti prego non negarla, eccitazione nell’andare a prendere il treno in stazione, che si protrae per tutto il viaggio e il tempo necessario per raggiungere il vostro privato luogo d’incontro. Già ti vedo, mentre gli sorridi, mentre ridi e scherzi sulle cazzate successe dall’ultima volta che vi siete visti, mentre saltelli nel dirgli del trenta in economia, e di nuovo che sorridi … il tuo momento di massimo splendore … il tuo momento di cui però non faccio parte: quel sorriso non è per me. Mi immagino mentre lo baci, mentre le tue labbra si avvicinano alle sue, mentre la tua lingua sfiora la sua, mentre le tue mani incrociano le sue.

Cristo.

Gioia, mia dolce metà, è inevitabile che io mi senta così: non c’è filosofia, non c’è logica, non c’è ragione … c’è quello che tutti chiamano amore.
Da 1825 giorni o poco più, tu sei parte imperante nel mio cuore.
 
posted by mr`anf at 18:40 9 comments
martedì, maggio 24, 2005
Ti ho vista sai?
Seduta in quel caffè...
Ieri ci passavo innanzi
perso in fatti miei
e un amico inutile
mi ha chiamato per un drink:
"beh" gli ho detto "ok",
e lui con fare affabile
giù con cento "come stai?
Cosa fai e cosa non fai?".
Non sentivo. Non parlavo.
Io guardavo te.
E meravigliosamente un istante ha invaso il tempo.
E magnificamente quel gesto ha preso il campo
e tu mi hai rapito.
E ti ho rivista, sai?,
perché ho visto un altro "me",
quello che stava seduto lì
sei anni fa;
e ti sei levata e sei
scivolata soffice
sugli oggetti e
fra la gente inconsapevole.
E meravigliosamente un istante ha invaso il tempo.
E magnificamente quel gesto ha preso il campo
e tu mi hai rapito
vellutata nostalgia,
serica malinconia
 
posted by mr`anf at 23:00 14 comments
domenica, maggio 15, 2005
Qualcuno potrebbe invidiarmi, o direttamente uccidermi ... ma non riesco a tenermelo zittito dentro: questo è uno di quei momenti in cui mi sento incredibilmente solo, solo a tal punto che mi rispecchio in quello stereotipo di ragazzo a posto, con le piccole certezze e i modesti compromessi della vita, che non necessita di uscire a divertirsi ma può accontentarsi di una birra tra amici. Non so che dire: apparentemente non mi manca nulla, loro sono una delle cose più importanti che ho, a cui non vorrei rinunciare mai, ma non è abbastanza ... non potranno mai e poi mai essere tutto, non potranno colmare il posto che comunque è riservato ad altro.

Io mi sento solo ... e tento di aggrapparmi a qualcuno che mi faccia stare meglio.
Tipica caduta libera da umore instabile.
In questo istante esploderei, se solo la fisica fosse metafisica.
 
posted by mr`anf at 00:26 8 comments
lunedì, maggio 02, 2005

Sono un eterno illuso o romantico che sia, quello che crede nell’amore sopra ogni cosa, sopra ogni moda. Sono quello che pensa di poter farcela come nei film, quello che alla fine apre gli occhi alla donna che non deve chiedere mai. Sono quello che pensa di colpirla dentro senza farle del male, quello che farebbe di tutto per lei. Sono quello che finge di posporre la bellezza ma che in realtà è esteta discreto, quello che poi però non manda giù d’esser vittima del medesimo atteggiamento. Sono quello che è poco maturo quando dovrebbe esserlo, quello che è noiosamente grande quando non dovrebbe esserlo. Sono quello che la guarda finchè non sparisce da dietro il muro, quello che non viene ascoltato. Sono quello che non ha un suo guardaroba, quello che pensa che ci sia qualcosa di più che un’etichetta. Sono quello che minimizza il più grande cristo di sentimento, quello che professa semplicità. Sono quello che ride e fa ridere, quello che ha tutte le carte in tavola per risultare il preferito di mammà … ma che vince solo la lenta cadenza dei pedali nel ritorno a casa. Sono un eterno idiota, perché credo alla gente, perché mi illudo di valere solo la metà di quanto dicono. Sono un eterno rincoglionito, perché penso d’aver perso l’ultimo tram utile. O meglio, è lui che non si è fermato.

Sono io.

 
posted by mr`anf at 18:29 6 comments
domenica, aprile 24, 2005
Felice e contento d'aspettare quei giorni in cui il mondo si tinge di colore, in cui il sole ti accompagna per mano a goderti i semplici momenti fuori dal tempo.
Felice e contento d'aspettare quei giorni in cui la strada che porta a te sembra un'eternità piacevole da sopportare, in cui l'acqua ti scorre piano a lato.
Felice e contento d'aspettare quei giorni in cui ti avrei vista all'infuori di uno specchio, in cui la tua immagine riflessa non sarebbe stata l'inizio del tuo sorriso.
Felice e contento di un mondo in bianco e nero, non più così lontano, non più così irreale.

Potrei annegare l'uomo della tua vita. Non lo farei mai.
Potrei sperare di capirti. Lo faccio già.
 
posted by mr`anf at 02:43 2 comments
lunedì, aprile 04, 2005
Sarà passata ormai un'ora, ma continuo ininterrottamente a ripensare ad oggi, tentando di rivivere il più possibile il tutto. E' un po' pretenzioso, un po' utopico, ma non riesco ad evitarlo. Non mi succedeva da tempo: mi sento un bambino piccolo, in preda ad incontrollabile gioia, in attesa di tornare al parco per fare sgambetti al mio amico Maury, per scappare dalla macchina infernale e nascondermi dall'uomo con il cappello. E pensare che il tre dicembre è un'eternità, che credevi persino non mi ricordassi più del tuo cortese cortiletto e dei relativi Trinciapolli. Sono sparito, sei sparita.

Quattro mesi di blackout, un giorno di sole.

E' tutto stupendo. Voglio proprio vedere come andrà a finire, quanto sarà corto quest'elastico, quanto mi vuoi davvero bene. Maury dice che non dovevo usare la ruspa di suo padre ... dice che non mi vuole più come amico ... ma tanto ci sei tu, no?
 
posted by mr`anf at 20:38 2 comments
martedì, marzo 22, 2005
Con oggi fa una settimana, la prima settimana d'aria.
Com'è? Bella, molto. Mi sento meglio, e lo sento distintamente. Ho ricominciato ad uscire, quasi ogni sera; ho ricominciato a suonare, con un'incredibile soddisfazione; ho ricominciato a salutare la gente, a respirare l'aria aperta e a godermi il primo timido sole primaverile; ho ricominciato a vedere le mie persone importanti, finalmente. Si sta bene, proprio bene. Ovviamente c'è ancora da ingranare con correttezza per soddisfare tutti i mille propositi che mi sono fatto, ma come ogni scatto che si rispetti c'è sempre un periodo di accelerazione.

Ho proprio voglia di abbracciarvi tutti, di ringraziarvi per non essere scappati e avermi lasciato solo, per avermi aspettato un poco annoiati: giuro che mi faccio perdonare ... con tutti ... uno a uno.
 
posted by mr`anf at 13:11 3 comments
giovedì, marzo 10, 2005

Rinnovarsi non è mai cosa facile, e non lo è sicuramente per uno come me, incredibilmente pigro dentro. Il rischio c’è: di fare il passo più lungo della gamba … e magari di finire in un tombino. Già. Ma la giornata di oggi mi è servita per capire che sono davvero stufo di quello che sono diventato, di quello in cui sono degenerato. Una giornata come quella di oggi, in cui gli sprazzi di tempo libero per riflettere erano pochi ma costruttivi, mi ha aperto gli occhi: voglio tutte quelle piccole cose che non ho ma che ho sempre desiderato. Ed il discorso suona più ridicolo che utopico, ma è così; questo abito mi viene stretto, le maniche sono corte ormai e nemmeno a lavarlo l’odoraccio se ne va.
Sorridendo beato, immerso nella visione di un Me totalmente diverso, così invidibiale, ho davvero capito che posso pure continuare così come sto facendo da mesi e mesi, ma con certezza posso dire che sarò sempre più triste, sempre più infelice. Basta con i soliti su e giù, basta con l’immaturità, basta con l’ipocrisia e la falsa creatività … basta, per favore, basta.

La diagnosi è terminata: è il momento d’afferrare la mazza da golf e cominciare a disintegrare tutte quelle cazzate che mi stanno logorando.

 
posted by mr`anf at 19:19 5 comments
giovedì, marzo 03, 2005

Superato un esame, superati (momentaneamente) i relativi pesi sulla mente e sulla coscienza, inerme cum gaudio nei due giorni successivi di totale nulla: l’occasione perfetta per riprendere mano a ciò che ho accantonato con così grande facilità. Prima fra tutte te, visto che mi hai dato tanto e io poco e nulla, visto che mi stai vicino e io ti snobbo perché fai parte del resto del mondo che non è me … ho provato a dirtelo in questi giorni, a spiegarti come sono fatto, a come tendo ad isolarmi nei momenti di panico e pressione mentale … ho provato a farti vedere la cosa sotto l’ottica meno oggettiva ma più personale: non credo d’esserci riuscito, perché ancora non mi credi e giustamente, ora, non rispondi ai miei messaggi.
I colpi di batteria cadono piano, le chitarre cullano e gli archi accarezzano. Ascolto uno dei tanti gruppi che mi hai consigliato e devo ammettere che hai davvero buon gusto, hai perfettamente centrato la mia sensibilità ... ma non solo per questo. Guardiamoci alle spalle, guardiamo quando ci siamo conosciuti e quanto poco tempo è passato tra allora e adesso, tra il parcheggio della scuola e quello di casa mia, guardiamo le sinuose scie del fumo di candele e i soffici orsi con il papillon, guardiamo il tre febbraio duemilaecinque … guardiamo in fondo ai bicchieri in cui beviamo, per capire dove stiamo andando, insieme.

Non intendo perderti per la mia stupidità.

 
posted by mr`anf at 20:31 4 comments
mercoledì, febbraio 23, 2005
Di rimettere tutto a posto, e voglio partire dalla musica, da quella cosa che mi ha sempre e comunque emozionato. Senza un perché, senza un dove, voglio ripartire e ricostruire quella persona che poi, tutto sommato, non mi dispiaceva tanto: le mie solite piccole cose che mi facevano sentire meglio, più leggero, più bravo a volare sopra le persone frettolose di una stazione.
Voglia di ricominciare.
Ripartire dalla musica, lo stimolo emotivo più a portata di mano, più vicino a me, vicino a Bergamo e alle persone che potrebbero rendermi di nuovo felice. Il prezzo è il sacrificio di altro tempo che ovviamente non ho: nonostante non ci sia nulla nella mia vita, c’è troppo, c’è sensazione di -ingestibilità del tutto-. I fantomatici compromessi, scenderò nei bassifondi e venderò ancora un po’ di coscienza morale all’amico Mercato Nero, così da avere del nuovo tempo, fresco, pulito, profumato.

Devo accordare la chitarra, ma prima cambiarle le corde: tutto deve odorare di nuovo, nuovo … nuovo.
 
posted by mr`anf at 11:27 4 comments
martedì, febbraio 15, 2005
Erano anni che non mi ammalavo così. Sono sempre stato sano come un pesce, mi sono concesso al massimo un mal di gola nei giorni di festa. E invece ho appena superato il classico febbrone da cavallo, quello vicino al 40, con influenza, mal di testa e dolore alle ossa annessi. Inchiodato tra le quattro mura dell’appartamento, ho confermato la mia incredibile innata affinità con quel signore elegante chiamato Ozio. Un aspetto positivo c’è stato sicuramente: il rendersi conto che comunque certi ingranaggi girerebbero meglio se ci fossi anche io … l’essere invitato a guarire presto, perché manco, è stata una bella soddisfazione, un piccolo gesto che mi ha reso più felice.

I miei rapporti sembrano intanto stabilizzarsi: la frivolezza di qualche tempo fa, quella disperata continua ricerca di qualcuno o qualcosa, ha lasciato il passo alla consapevolezza di quello che ho, delle vere persone che mi sono rimaste, che, dopo tutto quello che ho fatto e soprattutto non ho fatto, sono ancora disposte a cercarmi, a sapere come sto. Sono stato anni a inseguire fantasmi, di entrambi i sessi, quando probabilmente la chiave dello star bene è godersi le autentiche persone che vedo nei miei sorrisi, nei miei sospiri.

Mi fa male la testa, fatico a scrivere. Spero soltanto di rimettermi presto, così da poter salutarvi tutti con un caloroso abbraccio, di quelli che piacciono tanto al sottoscritto.
 
posted by mr`anf at 13:13 4 comments
giovedì, gennaio 20, 2005
Periodicamente ritorna questo periodo di isolamento, di volontario pigro esilio che difatti nessuno mi ha imposto. Come già mi era capitato, io non mi ci trovo affatto male, ma presto mi renderò conto che nessuno è disposto ad aspettarmi per sempre ... e io non sono nessuno di così importante da potermi far aspettare così a lungo. Sembra di vivere in un replay, di rivedere un film di cui non si è mai vista la fine.

Tutto sommato niente va storto, continuo a non avere nulla di preoccupante nella vita, ma nulla di realmente esaltante: rimango sempre l'eterno incontentabile, noioso e pedante, desideroso di dare una mano e per questo essere notato. Risultare importante. Periodo buono in università, quello in cui vincono i sensi di colpa e, di conseguenza, do gli esami arretrati. Andare a Milano dopo quasi un mese d'assenza non mi ha fatto nessun effetto: mi sono ritrovato a sbuffare e borbottare come un vecchio per lo smog, davvero asfissiante. Questi forse sono i momenti in cui dovrei essere felice di vivere nel mio bel paesino in mezzo alla campagna, giusto? Uau, ok, che culo.

E' inutile, comunque, che faccia la vittimina: credo non cambierebbe molto nella mia vita se abitassi a Milano city, conoscerei soltanto più gente. Ops. forse questo cambierebbe la mia vita.
 
posted by mr`anf at 18:35 5 comments
lunedì, gennaio 03, 2005
Il film si faceva vedere, senza pretese. Il doppiatore aveva un accento madrelingua francese che ascoltavo come un bambino felice, me lo riproducevo nella testa e sorridevo. Ero tranquillo nel mio piccolo mondo. Lo sono tuttora. Non c'è niente di difficile per davvero, se non la mia testa e relative seghe mentali.

Vorrei un mondo semplice anche per lui. Non vorrei aver capito certe cose, non vorrei aver saputo certe cose. Perchè lui? E' una sua scelta, ma perchè lui? Forse sto drammatizzando, statisticamente non è niente di preoccupante ... ma così non mi consolo, non mi tranquillizzo. Puttana merda ... non è un gioco, non è un CD, domani non ti sveglierai rendendoti conto che ti ha stufato, domani potrebbe essere un domani pietoso. Sono una mamma impazzita, piena di quelle cose che dicono nelle pubblicità progresso e nelle interviste penose degli ex che -ce l'hanno fatta-.
Non va bene per niente, per un cazzo.
Non ho intenzione di vederti star male.
Non ho intenzione di vedere la tua faccia smorta, il tuo volto pallido.
Vaffanculo. Smettila. Ora. E non voglio sentire palle, vaffanculo. Vaffanculo a tutti i tuoi amici e ai tuoi soldi di merda. Vaffanculo.
Non ti rendi conto di come sto, no che non lo capisci. E non me frega un cazzo d'essere egoista, di non pensare che magari quello che sta peggio sei tu ... so che cazzo penso, che cazzo sento, ed è una situazione di merda.
Perchè non ti basta un mondo semplice? Non basta nemmeno a me, ma cerco di salvarmi in corner.
Cerca il tuo doppiatore francese. Cerca di stare meglio grazie al tuo doppiatore francese.
 
posted by mr`anf at 01:03 0 comments
mercoledì, dicembre 22, 2004
Cabina n°21 - parte prima
E' curioso come tutto cambi così facilmente, come dopo un mese la realtà indossi l'ultimo capo firmato, porti dei capelli curati e delle scarpe perfette. Perchè io no? Perchè sono l'escluso della -stronza rivoluzione-? Perchè il sole di un sistema già ipotecato, banalmente equilibrato? Mi sono più volte illuso che a cambiare fossi io, ma mi sbagliavo: errata interpretazione del sistema di riferimento ... sono così uguale, così costante nella mia finta specialità, così maschio normale; è soltanto questione di abitudine.

Cabina n°21 - parte seconda
Mi ritrovo di nuovo a cercare una relazione stabile, una relazione che mi faccia stare bene, in cui io non sia di troppo, in cui sia davvero desiderato. Credo che quest'abitudine me la porterò dietro per sempre, a meno che riesca a trovare l'utopico rapporto definitivo ... utopico ... definitivo? Non riuscirò mai ad avere un punto fermo, è inutile che mi illuda: ho solo tanti ricordi, tantissime occasioni perse, tantissimi errori di valutazione; forse lei, chi è riuscita a volermi (bene) per davvero ... a lungo, tuttora, per molto altro tempo ancora. Sono felice che tu ci sia. Voglio i nostri immaginati trent'anni d'età per poter dire: "Il mio punto fermo".
Il problema è che a fantasticare ci si fa male, perchè il risultato non è mai quel che ci si aspetta.
 
posted by mr`anf at 17:43 3 comments
sabato, dicembre 11, 2004
La vita mi sta sfuggendo.
Sto realmente perdendo il controllo sui miei piccoli ritmi, le piccole cose di cui andavo fiero: le mie amicizie, le mie note, le mie creature, le mie ore di libertà. Ho cercato di incastrare al meglio questo lavoretto part-time, ma mi sono un poco sopravvalutato. Mi sto perdendo tutto il mondo che c’è fuori, fuori dalla pigrizia e dalla stanchezza. Dovrei prendere a sprangate questo computer, in primis … mettermi a studiare, stavolta per davvero, per dare qualche esame … ricordarmi che le persone non mi aspetteranno per sempre.
E’ solo un lavoro part-time e mi sta andando tutto a puttane. Sono molto più instabile di quanto immaginassi, chissà se dovessi iniziare ora a lavorare per davvero … non ce la farei.

Oddio.
Una visione.
Una vita senza quelle piccole cose che mi han sempre fatto sentire -diverso-.

Mi sento male. Non sono pronto, non sono pronto per crescere … no no, non voglio crescere adesso … gli anni sono volati via, ne ho ventuno e non capisco chi mi ha rubato quelli precedenti.

Sono nella merda, incredibilmente più vecchio di quello che vorrei. Deprimersi per il -fattore tempo- è la cosa più autolesionista che una persona possa fare; se mi soffermo a pensare ancora un momento come ho buttato via troppi giorni, mesi, anni della mia vita finisce di nuovo a forzare il sonno per non pensare, a parlare con chiunque per non pensare, a fare il finto omino indaffarato per non pensare.
Uhm … pare che abbia ritrovato quella malattia del pensatore che avevo perso un mesetto fa.
Che culo sfacciato.
 
posted by mr`anf at 18:59 1 comments
mercoledì, novembre 24, 2004
La vita è una questione di traiettorie.
Ci si incrocia, ci si incontra, ci si lascia.

Il segreto sta nel gestire bene gli spazi, nel volersi bene. Nel saper calcolare con abile furbizia il procedere di ogni singola persona, sapersi infilare tra la lentezza di una e la celerità dell'altra. Tutto diviene più semplice, più improbabile.
E poi rischi di sbattere, di urtarti con qualcuno, fronteggiare il gioco di sguardi e la disparità di idee. Oppure sei costretto a fermarti all'improvviso, per evitare l'impatto imminente, rinunciando alle tue scelte.

Il segreto sta nel gestire bene gli spazi, nel volersi bene.
Sarebbe tutto ancora più semplice se l'amore fosse sempre ben accetto: la gente sarebbe felice, nessuno starebbe più male. E' da aggiungere tra le classiche utopie, quindi?

Ho un cuore grosso così ... rosso, denso, carnoso ... eppure va a finire sempre in un fosso.
 
posted by mr`anf at 08:20 3 comments
giovedì, novembre 18, 2004
Una cover di Jeff Buclkey in sottofondo ... entra nelle orecchie, nella testa, staziona e girovaga, fornendo basi emotive solide per uno stato d'animo lievemente spossato.

Scrivevi con impegno e convinzione, giravi la testolina continuamente, con quei buffi capelli sempre così disordinatamente perfetti. Ti ho cercata ovunque e ti ho trovata proprio nell'ultima stanza. Stavo per entrare ... mi sono fermato ... stavo bene, lì fuori, come un coglione al freddo, a guardarti ... stavo bene, non mi preoccupavo del tempo che passava, avevo tutto ciò che mi serviva: quello spensierato stato d'essere che ti rende leggero, in un mondo tutto tuo, senza orrori nè preoccupazioni.

Hai un sorriso stupendo.
Hai una personalità stupenda.
Sei quella ragazza che spero di non perdere mai più nella mia vita.
"All I want is to rock your soul ..."
Coincidenza emotiva-musicale. Tutto quello che vorrei è scuoterti dentro.
Vorrei solo essere importante per te.
 
posted by mr`anf at 14:30 2 comments
domenica, novembre 14, 2004
Così non va bene, non va assolutamente bene.
Che cosa hai contro di me?
Abbiamo passato momenti stupendi, li viviamo tuttora. E allora perchè succede tutto questo? Io non ti sto nascondendo nulla ... a me sembra invece che come tuo solito vai a cercare la minima cazzata da usare come pretesto per farmi sentire una merda, per l'ennesima volta ... per sfogare la rabbia accumulata da un affetto (secondo te) non corrisposto.
Ehi. Fai tutto tu. Stai facendo tutto tu.
Io non faccio altro che vivermi con tranquillità la mia vita, senza segreti e fatti eclatanti. Non ti racconto bugie, non ce ne sarebbe motivo. Non ti escludo, perchè dovrei farlo. Nessuno ti ruba il posto, lo vuoi capire? Non è l'ammontare di minuti passati insieme che ti fa mantenere la tua posizione nel mio cuore, nè il numero di cose non dette che secondo te dovrei dire. Tu sei lì, nessuno ti sposta. Perchè non lo capisci? Perchè?

E prova ancora a dirmelo ... a dirmi che, mentre tu mi tieni sugli allori, io sono la persona più stronza e schifosa con te ... bhe, prova ancora a dirlo e ti risponderò che non hai capito niente di noi, che i nostri mondi sono allora davvero diversi, e ciò che per te è bianco per me è nero. Questi insulti velati non li mando giù.
Io.
Che non faccio male ad una mosca. Che non ti ho fatto PROPRIO NIENTE.
 
posted by mr`anf at 13:44 0 comments
lunedì, novembre 08, 2004
E’ così facile sorridere.
Prendere tutto, nulla, con entusiasmo … in mezzo al gelo … in mezzo alle nuvolette della bocca e alla luce tra la nebbia.
Lo so: fa freddo e ti sto tenendo fuori dal caldo di casa tua; semplicemente non voglio essere tanto invadente da entrare, né coglione da lasciarti scappare. Hai il solito stupendo sorriso, quello che sa sbaragliarmi sempre, che mi taglia le gambe. Come diavolo fai ad essere così disarmante nel tuo far nulla? Mi assale un entusiasmo d’altri tempi, di quelli che mi fan parlare veloce e gesticolare come un pirla. Lo noti … e non so fornirti motivi validi.

A quanto pare è un periodaccio per te. La scuola è sempre fonte di problemi, ma non intendo permetterle di intralciare le mie aspettative. Ho voglia di recuperarti, di recuperarci … come ti avevo scritto in quella lettera, come tu poi mi avevi risposto. Riniziare tutto (?) da capo, senza ansie né timori. La nostra facile cultura è sempre in attesa, il banale pretesto dietro l’angolo.

Non c’è nulla da temere stavolta, lo dico sul serio.
Ho solo voglia di esserci, per te. Un punto fisso, un riferimento.
Ho solo voglia di noi.
 
posted by mr`anf at 19:17 0 comments
mercoledì, ottobre 20, 2004
Yawn.
Anche stamattina la sveglia del cellulare non ha suonato. Da grande (?) informatico so che non è cosi, so che è suonata, che l'ho spenta e che mi sono riaddormentato subito. Del resto, dormire solo cinque ore è troppo dura per uno da nove di media.

Mi dona questa divisa? Guarda che fiqo, sono una persona normale. Ho dei semplici pantaloni neri, delle semplici scarpe nere, una t-shirt e un bel maglioncino grigio firmato -cinema multisala-.
Ma guarda te come sono fiqo, così normale.
Ick.
La mia vita sta prendendo una strana piega di giusto scorrere. Nessun attrito, volvente o stridente che sia. Ho i miei studi, il mio lavoro, le mie persone care sulle due mani, i miei stupidi ed effimeri hobbies.
Mi mancano la casa, la moglie, i bambini, il giardino e il cane.
Poi sarei a posto.
Poi non sarei davvero più io.
Mi sto perdendo o mi sto ritrovando? O forse mi sto trovando per la prima volta? C'è sicuramente qualcosa di diverso, qualcosa che mi quieta, qualcosa che mi porta a iniziare discorsi futili con gente che non conosco.
Il segreto della vita è soltanto un bicchiere d'acqua.
Il segreto della vita è soltanto un bicchiere d'acqua.
Dove sono finite le mie preoccupazioni? Dove è finita la mia diagnosticata malattia del pensatore?
 
posted by mr`anf at 06:25 2 comments
giovedì, ottobre 07, 2004
Corro per andare a lavorare.
Impressive. Really impressive.

La mia vita viene travolta da un'ondata immane di impegni, prosciugata del soffocante tempo libero trascinatosi dalla lunga estate. Guardati, piccolo ometto: corri per andare a lavorare. Hai voglia di novità, hai voglia di brio, hai voglia di sentirti vivo.
Non mi lamento affatto. Forse non avrò più tempo da sprecare davanti al monitor, o ahimè da dedicare alle persone mie care. Ma sinceramente credo che questo brutale binomio università-lavoro mi farà uscire diverso ... già lo sento.

Mi attacco a queste piccole cose e mi vedo meno annoiato di me stesso. Dove sta scritto che tutto deve essere egregiamente figo per essere terapeutico? Da nessuna parte. Mi attacco a queste piccole cose e sto bene così.
Non mi lamento. No no no. Non mi lamento affatto.
 
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venerdì, ottobre 01, 2004
Rinizia tutto, da capo.
Un nuovo anno di università davanti. Un nuovo riprendersi se stesso.
Come ogni volta, questo periodo mi aiuta: il riacquistato senso del dovere, le giornate piene e il poco tempo avanzato per pensare ... molta più frenesia sociale, molte meno paranoie e seghe mentali. E' decisamente meglio così. Decisamente.
Torno a vedere tutto ciò che mi sta intorno sotto un'altra ottica, più rilassata. Ritornano anche loro, i fantasmi delle mie mille donne ... sorrido a gente sconosciuta, sul treno, sul filobus, per strada. Non mi pongo problemi, riesco ad addormentarmi senza preoccupazioni, non trovo più i pensieri negativi che solitamente affollano la mia mente, rendendomi l'ometto triste che si trascina per casa.

Va dannatamente bene così.
Nulla è cambiato, è esattamente come un mese fa ... non ho risolto alcun problema nè acquisito nuovi stati emozionali.
Nulla è cambiato. Semplicemente non sto male.
 
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domenica, settembre 26, 2004
Mi sto rintanando in un estraneo isolamento.
Sono ormai due settimane che ho quasi totalmente tagliato i ponti con il mondo esterno. Mi muovo meccanicamente tra le persone nei filobus di Milano, respiro meccanicamente tra le vie di Treviglio, e poi fuggo a casa, nel mio piccolo rifugio virtuale, in mezzo ad amici che non ho nemmeno mai visto in faccia ma che sento molto più vicini di quelli che abitano qui nella mia stupida cittadina. Ecco. Il mio nido. Tutto mio.
Sono ormai due settimane che non vedo -i miei soci-, due settimane che non sento la mia rivoluzione, due settimane che a malapena riesco a vedere la mia sempreverde gioia, due settimane che non so che cavolo succede fuori da casa mia.

E non mi sento male.

Sto bene così, chi me lo fa fare di andare a cercarmi patemi d'animo e inutile sofferenza nell'accorgermi che davvero qualcosa è cambiato? Non è più come una volta Marco, il tempo passa, certa gente matura, altra no. Sarà l'età, sarà il caffè. Tsk, la delusione c'è. La delusione c'è.
Dettagli. Inutili, stupidi dettagli.
Sto bene nel mio isolamento dalle mille sfaccettature. Sto bene qui, sto bene solo. Ora. Spero soltanto che la gente sia in grado di perdonarmi dopo.
 
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giovedì, settembre 16, 2004
E voglio un'altra stronza rivoluzione, un orgasmo che mi plachi ogni relazione.

Ho freddo, le ossa un po' intorpidite. L'estate è decisamente finita, quando questi tristi giorni di pioggia saranno finiti nulla tornerà come prima. Stavolta non è volata via come al solito, come le estati del liceo; evidentemente non mi sono divertito abbastanza? Eppure, ben tre viaggetti, che devo chiedere di più? Mha ... certe volte mi spavento io stesso, per quanto non so apprezzare quello che ho, mentre continuo a desiderare qualcosa che non ho. Non è così strano, pare sia un'attitudine abbastanza diffusa, ma non posso evitare di infastidirmi, notandolo in me. Se fossì più felicemente spensierato non starei così. Se fossi più felicemente spensierato non penserei.

Mi ha fatto piacere vederti, sempre sorridente, stranamente senza occhiali. E' normale l'associazione mentale che mi porta a te, hai sempre simboleggiato quella persona così spensierata a tal punto da risultare incredibilmente menefreghista agli occhi di molti. Sinceramente, anche ai miei occhi, un tempo. Ora vedo tutto in maniera (forse) un po' più obiettiva, un poco più matura. Non ci sono colpe, nè rancori. C'è solo tanta facile cultura che ci aspetta.
 
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domenica, settembre 12, 2004
Ora come ora sto da schifo.
Non so spiegarmi esattamente il perché, non so mai spiegarmi niente di quello che sento, che palla.
Eppure sto da schifo.
Tutto dipende dai miei soliti rapporti con la gente. Credo che il problema sia questa fantomatica -gente-. Perché proprio voi, miei cari amici? Perché proprio voi, in cui ho riposto spesso la mia serata sperando di sentirmi meglio? Perché proprio voi, per cui ho litigato pesantemente con la mia ex? Per cui l’ho anche lasciata … perché siete proprio voi a deludermi?
Vi guardo, non siete cambiati. Sono quindi io il problema? Sono io che sono cambiato. Evidentemente mi viene tutto stretto, come se avessi fisica necessità impellente di qualche cambiamento. No no no … non può essere semplicemente “gente nuova, aria nuova” quello che mi manca. Mi sembra proprio che siate rimasti un gradino indietro, mi pare d’essere diventato più grande ma senza che voi mi seguiste. Vorrei che certe volte foste meno superficiali, perché non credo che il -non pensare- sia il segreto ultimo. Va bene, sì, ma fino ad un certo punto.
Perché mi sento così non capito, così alieno? Non è la prima volta, ed è proprio questo che mi spaventa, che ormai troppo spesso mi sento così incredibilmente deluso.

Io non sono nessuno, io non sono nulla, ma credo di poter avanzare questa grande amarezza.
 
posted by mr`anf at 19:14 1 comments
martedì, settembre 07, 2004
Arpeggio melodico, voce sicura e gradevole, accento lievemente giovanile. Una sera come un'altra, sono stato a casa senza nessun vero motivo, come avrei potuto uscire senza nessun vero motivo. Inerzia che si mescola a pigrizia. Spesso guardo fuori e penso che forse sto troppo tempo chiuso in casa, i miei sarebbe terribilmente d’accordo, non aspettano altro. Che posso dirmi? Che va a periodi, che la primavera mi strega ogni anno, che appena arrivano le giornate stupende di sole, venticello e tanto colore, io non riesco a resistere e mi trovo all’aria aperta a godermi il tutto … la fine dell’estate è un’altra cosa, è sempre una fine, e come tale mi attacca una sorta di malinconia. Quasi ridicolo.

“Guardami cambiare forma dopo forma e ancora respirare i tuoi capelli dentro un giorno nuovo …”

La mia vita procede, senza nessun grande intoppo, se non i miei soliti mille pensieri pieni d’ansia e verità, di paura e voglia di vivere, di te che non esisti e di me che esisto a metà.
Una mia cara amica dice che è assurdo come vedo la vita, che sono un illuso a inseguire una felicità praticamente inesistente. Ma io non voglio accontentarmi, io miro a quella spensieratezza simbolo di totale felicità che ho provato nel momento in cui mi son reso conto di amare ed essere amato, in una relazione lì per lì perfetta.
E’ per questo che tu non esisti e io esisto solo a metà. Perché io cerco te, che mi completi.
Non sto aspettando altro che donare amore senza sentirmi inferiore, senza sentirmi in colpa. E forse questa mia (inconsapevole?) ricerca è effimera quanto inutile, forse mi cadrà tutto addosso senza nemmeno accorgermene.

In questo momento vorrei che fossi tu, perché sorridi e perché abbiamo tante cose in comune, o forse sei solo l’ennesimo miraggio di una tanto agognata stabilità.
 
posted by mr`anf at 23:51 1 comments
mercoledì, settembre 01, 2004
Tu credi in me?
Perché io credo solo in quello che provo per te, e nel tuo riscoperto pensiero.
Non solo … credo anche nei tuoi sguardi, nella tua gamba destra, nel tuo dito … credo nell’umidità delle nostre labbra. Credo che la mia vita stia per riacquistare il tanto agognato senso.
Sono fiero d’essere schiavo di un mio stesso sentimento.
Sono fiero, bello e felice … perché ci sei tu.

Ti ho chiesto se ti piacciono le olive e hai detto no.
Ti chiederei se ti piacciono le fragole ma so già la risposta.
 
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venerdì, agosto 27, 2004
“Racconto favole su di te, che ascolti così preziosamente, sei un fiore insano tu che si guarda con occhi porpora … aaa”
Loop. Di prima mattina. Un tentativo di suicidio emotivo a mente rallentata. Bieco tentativo di riafferrare qualcosa dei sensi di qualche ora fa … il semplice ricordo è talmente insoddisfacente. Con il senno di poi penso di essere stato stranamente annebbiato da qualcosa di diverso dall’alchool. Ho dimenticato il concerto, ho dimenticato il mio amico, ho dimenticato l’ora e il cellulare (inseparabili strumenti di chiavata mentale). Ho dimenticato tutto per non dimenticare che tu fossi lì davanti a me. Ho vinto. Abbiamo vinto. Abbiamo stravinto.

Hai degli amici simpatici, e pure carini. Essere stato infilato di prepotenza tra gli uomini della tua vita mi riempie di gioia più di qualsiasi altra cosa. Ho avuto culo. Un giorno hai deciso di rispondermi, hai deciso di donarmi la parola e poco dopo la vista, creando la piccola creatura che avevi davanti, ieri sera.

Sto tremando.
Non ho freddo.
“Torna la libidine, lo spero per te, prima o poi … prima o poi. Ho sonno e dormoo. Ho sonno e dormoo.”
Regaliamoci un cielo-fan tutto per noi due, per fare la coppia più sorridente, felice e spensierata dell’universo.
Regaliamoci molto più tempo per entrambi.
Regaliamoci molto più tempo da spendere insieme.
Regaliamoci un altro bacio, e dopo magari un altro ancora.
Sei la vasca in cui mi adagerei. Sei soffice, di una fine e preziosa porcellana di pura beltà.
 
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giovedì, agosto 26, 2004
Sembra essersi risolto tutto, anche se non si è risolto niente.
Mi sento in qualche modo sollevato, forse meno in colpa per qualcosa che non riesco nemmeno io a capire. Sta di fatto che sono rilassato, pronto per la nostra finta postuma luna di miele, con una rispecchiata voglia di semplice sorriso. Sarà semplice ed efficace, semplice e veloce, semplice ed emozionante, come spesso ci accade. Ne sono felice.

La doccia calda mi ha dilatato pelle e pensieri. Pulizia generale, esteriore e interiore. Sono un po’ stufo di dover spendere almeno dieci euro per poter essere più menefreghista e meno depresso. Sono abbastanza stufo di essere così mentalmente pesante, così sano e scaltro ventiquattrore su ventiquattro. E basta, porco cane … sono così prevedibile che riesco solo a fare una piccola smorfia al pensiero delle persone con cui ho fallito … uno sbadiglio e girare la testa sul cuscino al pensiero delle persone con cui ancora fallirò. Vorrei essere più forte, credere più in me stesso e meno nelle altre persone.

“Sei la persona meno democratica che io conosca”.
Ih. Sono stato appena sculacciato per i miei stupidi principi. Ok ok, si scherzava. Però hai ragione. Eeeh vabbhe, che cosa posso dirvi? Sono uno ragazzo che crede tanto nei suoi valori, anche quando sono stupidi e per nulla costruttivi. Portano qualche problemino, ma fino ad ora non mi han fatto sentire altro che vero. Stupido, cocciuto, ma vero.

Stupido, cocciuto, bambino solo.
Non sono felice. Non sono felice. Sono un depresso per 84 ore alla settimana, quasi fossi sotto contratto.
 
posted by mr`anf at 18:53 1 comments
sabato, agosto 21, 2004
Stasera ho visto le stelle cadenti, facevo il piccolo granellino in un’immensa spiaggia, tutto al buio come piace a me, tutto grande e vasto come piace a me … particolarità che fanno l’atmosfera giusta. Guardando queste piccole lucine cadere veloci nel cielo, mi sono sentito un bambino a cui piace giocare con le illusioni. Ho espresso i miei stupidi desideri, anche se in queste cose non credo: sembro un disperato, e non so se ridere, piangere o pensarci su. Sta di fatto che avrei tanto voluto che fossi lì, semplicemente per parlarti di tutto quello che mi frulla per la testa, per cercare di capire cosa frulla nella tua di testa.
Tsk … gira e rigira, certe cose sono sempre le stesse.
Spero solo che l’esito cambi.

- a week after -

Non mi vuole più.
Non mi vuole più.
Lo canticchio, come fosse un motivetto.
Mi ha mai voluto? Non credo. Certo è che mi ha cercato, saltuariamente, quando capitava. Non me ne sono mai lamentato davvero. Del resto, se era ciò che voleva, non potevo far nulla. Ma l’umore in cui sto ora è da suicidio, o qualcosa del genere.
-bip- telefonata di un’amica vera -bip-
Little sfogo. Non che mi senta meglio, ma parlare con chi ascolta è davvero piacevole, quanto raro. Devo ammettere che un po’ di quei pensieri paranoico/lunatici se ne sono andati … se avrai voglia, mi farai uno squillo, anche se so già con totale certezza che non lo farai.
Eppure vorrei tanto che mi cagassi, giusto quel cicinino, giusto quel pochino che spero ancora rappresenti me in te. Non voglio assolutamente chiedere l’elemosina, nossignore. E’ una situazione frustrante, difficile, per me. Forse è soltanto uno dei miei soliti sbalzi, anche se sono un poco scettico … ho ammesso che potresti davvero essere la donna per cui sarei disposto a tutto. Un po’ esagerato? Mha … eppure sento che sarei disposto a tanto, ma a tanto tanto. Io valgo molto meno. Non ci posso fare niente. Mi sono in qualche modo sputtanato con le mie stesse mani.
Begging for a second chance?
Non sarebbe male potermi semplicemente riavvicinare, se tu me lo permetteresti.
Ti mando un abbraccio forte, di quelli che non t’ho mai dato … sperando che faccia piacere.
Naamarie, dal timido suicida.
 
posted by mr`anf at 00:15 0 comments
domenica, agosto 15, 2004
Vedo una nave, tutta piena di luci, in mezzo ad una distesa d’acqua senza confini, nel timido buio della sera. Procede piano, senza fretta. Sarebbe bello essere ora sul suo ponte, appoggiato ad una ringhiera, a godersi il vento sul viso, il suono ritmico delle onde addosso alla lento procedere dello scafo. Un sorriso, gli occhi persi nell’orizzonte davanti a sé.
La nave è scomparsa dietro alla casa, rimango disteso su questa sdraio, ancora leggermente infastidito dalla salsedine del bagno quotidiano. I grilli cantano leggeri, senza insistenza, e il grana sa scioglersi amabilmente nella bocca, sprigionando il suo tanto amato gusto.
Mi ritrovo anche quest’anno nella -senza aggettivo- Calabria. Tento di prendere questi dieci giorni sotto l’ottica più conveniente possibile, e cioè quella del relax totale; non credo di mentire a me stesso, li sento davvero come il periodo dell’anno in cui concedo del recupero a mente e spirito, senza forzature, tormenti o preoccupazioni. E non penso che sia poi così male: non è scritto da nessuna parte che ogni vacanza deve essere all’insegna del divertimento sfrenato. Forse sto solo cercando di autoconvincermi, forse non sono sicuro come penso. Mi guardo intorno: vedo tanti ragassi e ragasse, avrei tanta tanta voglia di passare un po’ di tempo a fare l’asino e spassarmela come sono egregiamente capace di fare … eppure non mi muovo. Mpf. Non penso proprio sia timidezza, non ne ho a casa e mi viene qui in vacanza dove non ho proprio nulla da perdere e nessun problema da pormi? Mha … forse è solo questione del primo passo: la mia solita pigrizia psicofisica. Prima appoggiavo i gomiti sul davanzale del mio ampio balcone e sentivo la brezza che scuoteva questa impalpabile tristezza che ho dentro; mi sono proprio reso conto che non mi basta il mondo di relax che mi sono creato qui, sento che mi mancano i buon vecchi rapporti sociali, l’esaltazione di conoscere nuova gente, lo scalpitio d’emozioni nello scherzare con una persona che non conosci proprio. Ah, sì … io mi cibo proprio di queste cose … le amo, fino in fondo; e nonostante abbia momenti pro e momenti no, in quanto a intraprendenza, credo che questa forte passione mi seguirà per tutta la vita … fa parte di me, e non ho nessunissima intenzione di lasciarmela scappare.
Ora le tenebre sono un po più dense e non distinguo più il mare, i grilli diventano un po’ più disinibiti e credo che il termine ultimo per farsi la doccia sia arrivato, visto che fra poco si mangia.
Animelle, vi voglio tutte, una ad una, vi voglio conoscere tutte.
 
posted by mr`anf at 20:16 1 comments
lunedì, agosto 02, 2004
E' una serata senza pretese in un paesino qui vicino, dove all'aperto viene suonata dell'ottima musica.
Gioco con la ghiaia ... queste scarpe sono ancora troppo pulite ... sistemo il collo della maglietta forse un poco stretta, mi guardo intorno cercando facce conosciute, ogni tanto tento di capire cosa dicono i miei soci. Mi accorgo che affronto tutto con il fare di un bambino ... affrontare cosa, poi? Non c'è nessuna prova davanti a me, nessun odio da contenere o palpitio da nascondere. Eppure qualcosa è diverso.
Sono semplice.
Non mi pongo domande, non penso.
Sono semplice.
Non mi preoccupo di non essere di compagnia quando mi alzo per fare due passi lasciando lì gli altri, nè mi preoccupo di tutti gli euro che se ne vanno all'acquisto di un'altra birra, non mi sento nemmeno stupido a lasciare il tavolo per andare a vedere quei quattro quadri nella mostra improvvisata.
Sta di fatto che mi trovo davanti a delle foto, peraltro carine, di un artista sconosciuto. Con una birra in mano e il corpo molle fisso le forme e i giochi di luce che quest'uomo tenta di ficcarmi in mente. E mi sento leggero. E' tutta sera che non penso, che non mi pongo domande o dubbi, che non osservo nè scervello, prendendomi tutto così come è. Mi sento incredibilmente leggero, mi sento bene. Senza gioie nè dolori.

E' inevatbile che ora, a posteriori, torni a notare l'ambivalenza del mio pensare: da un lato mi stimo per come faccio funzionare questa testolina, sotto tutti i punti di vista, dall'altro mi rendo sempre più conto quale sia il prezzo di una mente vivace in un'anima in pena.
Mi sto togliendo leggerezza e semplicità. Eppure non voglio ritrovarmi ameba. Dove sta l'equilibrio?
 
posted by mr`anf at 02:40 4 comments
giovedì, luglio 22, 2004
Non riesco a trovare parole di conforto. Ti giuro, vorrei poterti stringere tra le mie braccia e sussurrare che va tutto bene, che non c'è nessun problema e che presto il sorriso tornerà a travolgerci come accadeva in queste settimane ... ma forse il problema non è così passeggero come vorrei che fosse.
Siamo arrivati ad un punto dove è troppo difficile continuare a fare il non-gioco degli innamorati. Nessuno stava male, nessuno piangeva, nè si riempiva di paranoie. C'era tanta pelle liscia, degli sguardi che io non dimenticherò mai, mai, per tutta la mia vita ... c'era innocenza e voglia di stringersi nel silenzio più normale ed espressivo, c'era la spasmodica ricerca delle dita dell'altro, tra la gente, i tavoli, i bicchieri e le coperte ... c'era tutta quella magia che viene dalla semplicità di due cuori e una capanna.
Non credo d'essere in grado a dir di no a tutto questo. Mi ritrovo il codardo dei tempi andati, quello che sta zitto di fronte alle situazioni più grandi di lui. Che cosa sarei in grado di dire? I mille -non so-, le mille scuse e le mille lacrime, i mille baci e i mille abbracci. Capisco solo ora che non ho le palle per prendere una posizione: non c'entra il mio essere eternamente insicuro ... è questione di prendere una decisione che ponga fine alle tue sofferenze.
Che devo fare? Prenderti per mano e allontanarti? Prenderti per mano e sposarti? Sono un coglione ... perchè non ho le palle per fare alcuna delle due cose. E quella che perde sei tu, che stai male per colpa mia. Io, invece, non posso fare altro che sentirmi tremendamente in colpa per qualcosa che nemmeno distinguo, oltre a credermi l'uomo più stronzo e inutile della terra.
 
posted by mr`anf at 15:11 1 comments
giovedì, luglio 15, 2004
E ora non vorrei fare altro che abbracciarti per qualche interminabile istante ... per farti capire la gioia che mi porta tutto questo.

 
posted by mr`anf at 11:54 2 comments
domenica, luglio 11, 2004
Non mi è mai piaciuto così tanto essere in ritardo, baby.
Del resto, ci sono priorità, non credi? Sarai sicuramente d'accordo, nonostante la situazione non fosse delle migliori.
Un pomeriggio come quello di ieri merita applausi. Ma anche come quello prima, e quello prima ancora. Si sta bene insieme, non puoi negarlo ... non posso negarlo. Certi sentimenti non possono essere soppressi, nè possono scemare in qualche giorno o in qualche settimana. Sono passati ormai cinque mesi ... è un macello di tempo. Eppure guardaci: si sorride, si scherza, si condivide affetto, non si fa altro che stare da dio, abbracciati o per mano. E' tutto così surreale. Questo dimostra che l'amore può davvero vincere su tutto, che il lieto fine c'è anche quando non lo si trova proprio. Io e te siamo destinati a condivedere ogni più tenera carezza, ogni più piccola lacrima.
Insieme.

Sorridendo ti si stringono gli occhi, e sei l'esserino più adorabile di questa terra.
 
posted by mr`anf at 12:28 1 comments
lunedì, luglio 05, 2004
Questa deve essere la parte del mese buona, quella dove non mi sento triste, nè solo, nè sfigato. Forse perchè sto (ri)allacciando qualche rapporto qui e là, forse perchè la musica suonata mi prende di più (grazie mymood, vi voglio comunque bene), forse perchè c'è il sole e finalmente il libretto universitario vede qualche esame nuovo. E sicuramente perchè le persone di cui mi posso fidare -davvero- ci sono sempre, non spariscono, non scappano ... se ho bisogno di loro, sono sempre sorridenti davanti a me ... mi sento teneramente al sicuro, anche se non lo do a vedere.
100 di questi giorni, baby.
 
posted by mr`anf at 20:39 1 comments
lunedì, giugno 28, 2004
Cadono con gravità tra capo e collo. Migliaia e migliaia di tonnellatte che si infrangono cupe.

Veloce veloce, monta su il tuo castello di certezze in modo che tu riesca a contattarla ... veloce, prima che il tempo passi e tu abbia perso anche questo tram. Anche questo, dopo altri cento. Noto motivazione in quello che fai, perchè non ritieni, in fondo, di meritare tutto questo. E' importante credere in ciò che si sente dentro. Che sia la volta buona, bel nasone? Forse riesci a ricevere anche un solo, semplicissimo, ricambio di interesse emotivo? Del resto, non pretendi mai niente di lunare, se non un vero "come stai". Vero, però. Vero, dio santo. VERO.

Mpf. Dopo magari raccolgo la mia carcassa, qui per terra. Sento ancora più chiaramente il respiro in me, l'aria più densa del solito che sale e poi scende, proprio come quando stai per piangere.

 
posted by mr`anf at 22:32 2 comments
domenica, giugno 27, 2004
E' così, davvero: IO non sono in grado di farmi capire. Perchè non è statisticamente possibile che nessuno sia capace di leggermi realmente, non posso continuare a credere che siano gli altri a non arrivarci. E questo non è semplice filosofeggiare sul chi e sul cosa: sta tutto proprio qui, nel rendersi conto che il problema non è al destinatario, ma al mittente.
Rumore bianco intorno a me.
Rumore bianco intorno a me.
Finestratura e mascheramento, addio toni puri ed armoniche.
Interessanti parallelisimi didattici. Mi metto a giocare con i nozionismi e le bianche pagine sporche di grafite, in un momento dove il sorriso proprio non c'è ... sì ok, la tua foto, ma è pur sempre una foto. Anche tu, animella, mi capisci fino ad un certo punto. Eppure, come faccio con tutti, mi espongo molto (troppo??), mostrando più di quanto venga capito, tentando di far saltare fuori il mio io, troppo spesso ucciso in partenza da una foga possessiva uscita da chissà dove. Non posso rimbecillirmi con puttanate, nè sminuire il resto del mondo: qui c'è qualcosa che non va, qui in me. Sono realmente stanco di bruciare amicizie cercando di mostrare la sensibilità emotiva che credo di avere ... ne faccio quasi un punto di forza, ma è la mia principale fonte di sconfitta.
Curioso.
Bastardo.
Sputtano il tutto con inspiegabili pressioni ... cose che riviste la notte nel soffitto di camera mia rispecchiano uno psicopatico a tutti gli effetti. Il bello è che persevero, sicuro che prima o poi qualcuno mi capirà: riceverà il messaggio, lo decodificherà, lo leggerà più e più volte, lo interpreterà e mi risponderà, spasmodicamente felice di aver trovato una forma di vita intelligente in grado di interagire con lui, sullo stesso piano.

Rimani con i piedi per terra, piccolo umano: ti credi figo dentro, ma forse sei solo un stupido, incapace, coglione.
 
posted by mr`anf at 21:55 4 comments
giovedì, giugno 24, 2004
La camera è tutta sottosopra. Manca il materasso, mancano la scrivania e la sedia. Cambio comodino, finally: abbandono quello sgangherato puzzle bianco di compensato e segatura per un solido mobile color ocra. Occorre quindi travasare tutte le mie stupidaggini da un cassetto all'altro ... e mi imbatto in qualcosa che, pur sapendo che fosse lì, non immaginavo potesse colpirmi così fortemente. Con calma e innaturale lentezza afferro un foglio, un altro, e dopo un altro ancora; con maggiore calma e commovente timidezza apro il primo: riconosco subito la tua calligrafia, sicura ma gentile, delineare parole, frasi e significati. C'è amore in ogni più piccola macchia d'inchiostro, in ogni sillaba e dittongo, in ogni virgola e in ogni punto ... è tanto che non sentivo questo groppo in gola, questo gomitolo di -nonsocosa-, qui, tra sterno e laringe. Scorro con gli occhi riga dopo riga, piano, quasi non volessi giungere alla fine ... fine che mi aspetta puntuale, donandomi un misto senso di colpa e lontana beatitudine. Non sembra quasi vero, da quanto tempo è passato: tutto così stupendo, una storia d'amore apparentemente così perfetta, una ragazza che mi ama davvero, in ogni mio sbaglio. Ripiego il foglio di carta, cercando quasi di spegnere questo sentirmi in difficoltà, come se il gesto meccanico fosse strettamente collegato al mio stato psicofisico. Passo oltre, ad una busta. Supero velocemente le prime righe in cui chiacchieri del discutibile gusto del biglietto, per giungere in modo masochista al punto dove mi fa più male: leggo come scherzosamente tenti di convincermi che mi ami davvero, mentre immagino il tuo viso mostrare le guance lisce in un sorriso scioglitutto; mi chiedi di pensarti quando non ci sei, e di aspettarti a braccia aperte, perchè non vedi l'ora di tornare. Mi fermo, guardando nel vuoto l'immagine di un nostro abbraccio ... sento quasi il contatto del tuo corpo nelle mie braccia, sul mio petto, riesco quasi ad incastrare il mio mento sulla tua spalla. Tutto questo dovrebbe essere bello, e invece mi attacca una tristezza assurda, una malinconia d'altri tempi. Richiudo la busta e guardo la pila di foglietti, cartoline e ancora buste qui di fianco. Non credo di essere in grado di reggere tutto questo. Sicuramente non ora, forse fra qualche anno. Decido di prendere il tutto e spostarlo nell'altro cassetto, così come è, nel suo disordinato ordine ereditato. Pongo fine a questa tortura, perchè sento di stare davvero male.
 
posted by mr`anf at 13:20 0 comments
mercoledì, giugno 23, 2004
Certe volte ti fermi, ti guardi indietro e ti accorgi dell’amarezza che senti dentro. Piccole delusioni che fanno, sempre e comunque, male. Mancanza di stimoli, o forse mancanza di stimoli -adeguati-.

Mha.

 
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giovedì, giugno 10, 2004
Forse sto sbagliando tutto. I miei obiettivi, i miei interessi, le mie scelte ... dalle più banali alle più radicali. Mi guardo intorno e mi ritrovo ad invidiare perfetti sconosciuti con una vita (apparentemente) piatta, molto più piatta della mia, sebbene non mi succeda chissà cosa.

Ci sono certe banalità che apprezzo fino in fondo, perchè proprio mi piacciono così come sono, per quello che mi danno, senza doppi fini o aspettative di guadagni: adoro la mia finestra, nella sua griglia bianca e nera, pressochè pulita, per niente rigida nonostante il suo aspetto così severo; forse è il sole ingannevole d'estate che rende tutto più bello. Mi ci sorreggo, sulla mia finestra. Guardo fuori e un bel tipo abbronzato, in sandali e torso nudo, abbraccia la -sua- donna nel parchetto qui sotto casa mia. Tante scelte mi hanno portato ad essere diverso da lui e i suoi amici, a non far parte di fighettolandia, o truzzolandia, o nonsocosaltrolandia. Mi rispondo che ho scelto me stesso: nessuna terra, nessun ideale se non essere vero, nessun stereotipo o stile di vita. Mi rispondo sempre che sono fiero di questa mia scelta ... non perchè disprezzi questo bel figone, non sono tipo da pregiudizi, ma perchè credo in quello che sono. Eppure, senza tanti fronzoli, lui mi sembrava molto più felice di me, nella sua banalità.

In momenti di debolezza come quello di pochi minuti fa, io ero semplicemente un ragazzo magro, aggrappato a delle serrande bianche, stanco di essere sempre lì a guardare fuori, a guardare negli occhi di qualcuno, a guardarmi intorno. Mi piacerebbe che qualcuno volesse guardare dentro di me, che lo volesse davvero. Tutto qui.
 
posted by mr`anf at 16:35 3 comments
venerdì, giugno 04, 2004
Certa gente è davvero scema. Causare ingorghi immani in una città come Milano solo perchè c'è qualche auto ferma+poliziotto da guardare ... per fortuna non avevo esami e potevo permettermi il ritardo.

Mpf. Sarà il mio odio innato per i vecchi, per le loro abitudini e i loro gesti, il loro confabulare e il loro guardarti storto, per la loro profonda convinzione di avere sicuramente molti più diritti di te, ma lo sguardo stizzito di questa signora mi ha già imbestialito. In verità sono solo tristi ... depressi e tristi che tu sei giovane e loro non più. Non voglio passare per il ragazzo dal cuore di pietra: ci sono certe vecchiette che mi fanno una tenerezza incredibile, ai miei nonni voglio un bene dell'anima ... ma il gioco delle percentuali è spaventoso, tremendamente a sfavore del lato buono e "salvabile".
E tu, ragazza dai bracciali plasticosi? Cos'è quello sguardo così mogio? Sono a mezzo metro da te, posso chiaramente notare che mi guardi ... è perchè sono troppo magro o le mie maniche sono troppo lunghe? è perchè ti sono troppo vicino? Leggiucchi una rivista un po' futile, niente da rimproverarti: è sempre bello annebbiarsi la mente.
Piuttosto dovresti vedere quelle stupende labbra rosse, lì verso le porte centrali, si sono appena sedute. Guarda come sorridono, guarda come sono felici. Cerco di incrociarle nel riflesso dei grandi vetri laterali: questo gioco funziona sempre, ma la inusuale inclinazione del sole non è a mio favore ... riflessi su riflessi, non si fa nulla. Guarda come sono pimpanti: parlano al telefono con qualcuno, piene di sorpresa, piene di rosso, tanto tanto piene di rosso. Trovo che quella tonalità decisa di rossetto sia davvero fantastica ... focalizza, concentra, attira ... in contrasto poi con un colorito leggermente pallido è estremamente magnetizzante.
Mh, anche tu scendi, te ne vai e non ti rivedrò più, credo. Ennesima persona che avrei comunque potuto conoscere, senza doppi fini o aspettative ... semplicemente per il gusto di farlo, per soddisfare una piccola velleità.

Forse non sono davvero solo come credo: vivo con i miei fantasmi ... con i fantasmi delle mie belle donne e delle nostre stupende storie d'amore.
 
posted by mr`anf at 12:04 0 comments
sabato, maggio 29, 2004
"11 euro e 21."
Mentre la spesa scorreva su quel rullo mobile, io ti guardavo cercare con cura i centesimi esatti per alleggerire quel tuo borsellino rosa. E lo facevi con grazia, con un sorriso su quel volto da bacio che mi scioglieva tanto tanto.
In quel momento ho pensato che volerti bene fosse quello: sentirmi così pieno di emozione in una situazione così banale. Tutto si arricchiva. Tutto prendeva colore e gioia. Tutto era per noi, per me e per te. La sentivi la natura tra le mura di cemento? Lo sentivi il vento tra le voci della gente? Avvertivo calma placida e invadente ... e la lasciavo entrare, mi lasciavo accarezzare, mi lasciavo cullare, un sorriso sul mio volto stupido. Volevo prestarti quanto più potevo di quel momento, per farti capire che non sono così stronzo come spesso pensi ... magari farti assaporare quanto basta per sentirti così leggera, felice e leggera, come lo ero io ... completo, senza preoccupazioni, tormenti o noiosi pensieri. Brevi lassi di tempo che stanno alla base di emozioni secolari. Semplicemente, sta tutto qui. Il segreto è proprio sapersi godere quei momenti, perchè come arrivano improvvisamente se ne vanno. Saperli cogliere ti permette di capire cose a cui non si arriverebbe nemmeno dopo giorni di paranoie.
Se non è questo ... cosa significa volersi bene?
 
posted by mr`anf at 19:55 0 comments
martedì, maggio 25, 2004
Era tanto che qualcuno non mi piangeva sulla spalla, e la cosa curiosa è che ho impiegato tanto a capire che erano singhiozzi veri e propri.
Mi sono proprio stupito ... forse per la situazione surreale, forse per la persona. Non credevo stesse così male, che questo periodo di stress la stesse divorando così avidamente.
Alcune sue parole erano davvero preoccupanti: credo che le persone certe volte non si rendano conto di quanto possano intimorire con semplici sfoghi. O forse sono solo un po' più sensibile quando cala la sera, non saprei. Sta di fatto che mi dispiace ... per lei, per me che non posso fare più di tanto, per come una serie di cazzate come professori stupidi e stress scolastico possano far stare male una persona.

Un effetto curioso. Il singhiozzare della schiena, il volgere del viso in modo che aderisca al mio petto, il lasciarsi andare nelle braccia di una persona che in quel momento è in grado di farti sentire più sicura.
Mi ha fatto piacere che quella persona ero io.
Io ci sarò sempre, lo sai. Perchè alle persone voglio bene, sebbene in troppi non lo capiscano.
 
posted by mr`anf at 22:30 2 comments
mercoledì, maggio 19, 2004
Ho conosciuto una fata.
Un passo. E dopo un altro.
Trambusto, calore e cemento.
Un altro passo, e dopo un altro ancora.
Ho camminato per dieci minuti senza avere una meta, senza avere un briciolo di pensiero libero. Ho camminato per non fermarmi. Per non avere la possibilità di fermarmi e tornare indietro.
E come al solito, sono un coglione.

Ti guardo. Mi guardi. Ops, un cliente, uno shampoo.
Ti guardo. Mi guardi. Questa frangia bagnata oscura la visuale. Ecco ... il tuo non ben precisato conoscente maschile me l'ha levata. Che faccio?
Ti guardo. E tu? Mi stai guardando.

Del resto il mondo è strano. Vivere in un paese pressochè inutile, fare quasi ogni giorno cose pressochè uguali. Niente di eccezionale, niente di veramente noioso comunque.
Perchè oggi è stato diverso?
Se invece di oziare fino alle quattro e mezza fossi andato alle tre, come mi ero prefissato, io non l'avrei potuta guardare.

Che occhi timidi che hai, mia dolce latina.
Eppure non fuggi. Perchè mi cerchi, come io cerco te. E allora a cosa porta questo gioco?
Ad una qualche conclusione positiva per noi due?
Niente. Io rimango un coglione. Posso dire e fare quello che mi pare, ma rimango un coglione, perchè faccio tutto tranne che pensare davvero a me stesso. E mi nascondo dietro a stupide scuse, finti problemi che non ho mai avuto ... e mi innervosisce ancora di più che io mi preoccupi di cosa possano dire le persone che circondano me e te.
Sono uno stupido, perchè il tuo sguardo sapeva di "Non andare" e il mio sorriso di "Sono un coglione". Dovevo semplicemente fermarmi, tornare indietro e farfugliare un qualcosa come "Sei libera stasera?". Sono dell'idea che un mangiarsi così affabilmente con gli occhi non può essere una stupidaggine. Senza presunzioni, amicizie comuni o obiettivi, noi dovremmo vederci, mia timida latina.

Sono a casa. Senza di lei, senza che lei sappia cosa penso. Sono a casa a pensare ad un qualsiasi modo per rivederla. E mi riesce difficile pensare di alzarmi ora e tornare là, mi riesce molto più facile ipotizzare un incontro fortuito in una cittadina di 27mila abitanti, la cui maggior parte sono vecchi e bambini, e la minima parte giovani che, non appena possono, ne escono. Devo dire che la statistica non è dalla mia.
Rimango così ... con niente in mano ... solo meno capelli sulla testa.
 
posted by mr`anf at 17:54 3 comments
martedì, maggio 18, 2004
Una miriade di uccellini. Ho davanti delle serrande che, con fare davvero sensuale, lasciano trapelare un bel sole ... un bel sole rosso fuoco.
Perchè dovrei complicarmi la vita inseguendo qualcosa che forse non sarò mai? Qualcosa che forse non avrò mai? E se fosse perfetto così come è?
Istanti di su e giù. Istanti di su, istanti di giù. E' spaventoso quanto una persona possa essere incostante ... nei pensieri, nei sentimenti, nei valori e nei timori. Ed è ancora più spaventoso non essere in grado di capire se sia positivo o negativo. Semplicemente sentirsi vivi, no? Non c'è assolutamente nulla di più amabile, suppongo.
Che sia tutto perfetto così? Davanti a sè niente di speciale, intorno a sè niente di speciale, dentro di sè assolutamente niente di speciale. Iper-sensibilità emozionale. Mpf. Illusioni di qualcuno che non vuole credere d'essere uguale a quel buffone griffato identico all'amico di fianco, a sua volta uguale a quello laggiù in fondo, a sua volta uguale a quell'altro davanti a quel bar? Mpf.
Forse dovrei solo calmarmi. Magari chiudere gli occhi, respirare e calmarmi. Sentire la brezza accompagnata dalla temperatura che aspettavo da mesi, godermi questi momenti inutili ... perchè forse sono proprio questi momenti senza fine apparente ma decisamente piacevoli che ti fanno sentire vivo, a tuo agio. Dentro e fuori te stesso.
Il tramonto è bello, nonostante sia pressochè uguale a quello di ieri e a quello di domani. E' davvero così necessario sentirsi diversi allora?
 
posted by mr`anf at 20:17 5 comments
O forse soltanto un ridicolizzarsi ulteriormente.
Niente di definito, niente di chiaro e preciso. Solo una voglia impellente di esprimersi, con nuove forme, nuova audience.
Nessuna mania di protagonismo, semplice bisogno fisiologico.
 
posted by mr`anf at 13:09 1 comments